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ALBUM DEL MESE: “The Brian Johnstown Massacre” – The Brian Johnstown Massacre

3.5 7

Quest’album non mi è dispiaciuto affatto, pur non essendo un capolavoro. Le canzoni erano state già proposte ai fan durante il precedente tour della band e la loro reazione, già allora, confermava la buona qualità dei pezzi. In essi è chiaramente riconoscibile l’amore del gruppo nei confronti dei grandi complessi degli Anni ’60 e ’70, su tutti i Velvet Underground, ma non mancano richiami più o meno velati a Rolling Stones (a cui il nome della band fa riferimento con uno dei tanti giochi di parole cari agli indie-rockers e che a me danno un po’ sui nervi), Beatles e a tutta quella schiera di artisti decisamente più acidi e psichedelici.

Diciamo, quindi, che l’album merita di essere ascoltato perché -in parte- sembra sorgere da un’altra epoca, anche se l’esprit finale resta fortemente indie e moderno.

 

Vi è, però, anche un altro motivo per cui ho deciso di recensire quest’album: ciò mi permette di aprire una breve parentesi sui The Brian Johnstown Massacre che, nella loro carriera, hanno sfornato dei dischi davvero interessanti.

Innanzitutto parlare di questa band californiana equivale a parlare di Anton Newcombe, il loro leader, nonché l’autore di tutti i loro brani. Egli è stato uno dei più attivi musicisti del movimento della neo-psichedelia: personaggio geniale e controverso, spesso devastato dalla dipendenza da droghe e alcool (anche se ora sembra essersi ripulito). Egli non cedette alle lusinghe che, sul finire degli Anni ’90, grosse case discografiche quali la Elektra e la Universal, gli fecero per includere lui e il suo gruppo nel loro catalogo: volle mantenersi indipendente, libero ma, di fatto, sconosciuto ai più.

Eppure, solo nel ’96 uscirono tre dei loro dischi migliori: “Methodrone“, “Take It from the Man!” e “Their Satanic Majesties’ Second Request“. Questa triade è proprio ciò che l’omonimo album dei The Brian Johnstown Massacre mi ha fatto venir voglia di riascoltare. Shoegaze inglese, folk-rock, rythm and blues, ballate country -oltre alle sopracitate influenze più esplicite- conferiscono a questi lavori un fascino speciale, che convinse, ripeto, anche importanti talent-scout.

Quindi, se volete scusarmi, torno a infilarmi le cuffie, sperando di avervi incuriosito.

Ah, se qualcuno avesse tempo e volesse approfondire la conoscenza di questa band, guardare questo documentario può aprirgli un mondo!

Buona visione e buon ascolto

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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