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Educazione Sabauda

4.15 8.3

Sono arrivato tardi, è vero, però son convinto che per capire ed apprezzare alcuni album ci vuole del tempo. Io, dopo quasi un anno dalla sua uscita, posso dire che Educazione Sabauda di Willie Peyote è un grandissimo disco. Soprattutto posso dire che, dopo averlo visto dal vivo a Legnano qualche giorno fa, non posso più farne a meno; il PEYOTE  dal vivo lascia il segno.

Premessa 1: a me non piace il rap, non mi è mai piaciuto e credo che continuerà a non piacermi per un bel po’ di tempo; PERO’ Educazione Sabauda è tutta un’altra roba.

Premessa 2: di Willie Peyote conosco solo questo album e quindi sono profano e miscredente.

La primissima cosa che colpisce di questo ultimo lavoro di Willie Peyote, all’anagrafe Guglielmo Bruno, è proprio l’architettura musicale che sta alla base del disco. Si potrebbe quasi dire che il rap ne esce esaltato e valorizzato da strutture musicali così variegate e ricercate: ci sono i fiati, le chitarre elettriche, quelle acustiche, tanto swing ma anche una sana elettronica fatta di cassa e campionamenti.

“Quale crede che sia il suo maggior pregio? La sincerità.

E il suo principale difetto? La sincerità.

Qual è la sua più grande aspirazione? La sincerità.

È un giovanotto sveglio vedo. E allora mi dica, qual è il reddito annuo della sua famiglia?

…La sincerità?”

Guglielmo non rima, ma dipinge, e lo fa senza tanti fronzoli, per una volta al contrario di altri artisti, non c’è un piangersi addosso, non c’è il solito racconto stereotipato del disagio giovanile, che oh per carità ci piace anche, qui Guglielmo è incazzato sul serio e grazie alla sua meravigliosa capacità di paroliere riesce a raccontare con incredibile sincerità e forza comunicativa un periodo/passaggio della sua vita inserito all’interno di un determinato contesto sociale.  Così le rime ci fanno riflettere sull’alienante mondo lavorativo fatto di finti miti come il contratto a tempo indeterminato (Che bella giornata); si parla di vizi ed eccessi (C’era una Vodka e La dittatura dei non fumatori)  e poi ancora di religione, di stereotipi della società in cui viviamo e tanto altro. Insomma cose da niente.

Ma non mancano però pezzi più intimi e personali come Willie Pooh, grandi rime esistenziali e sull’amore: /Ho tutto ciò che serve qui di fronte a me/ E come sempre io non so che farne /È una costante di quest’esistenza altalenante /Le cose belle mi spaventano all’istante /Perché non so quante, notti, bianche, giorni, anche, sempre più distante /Sono assente alla mia vita/ Spettatore non pagante / Non so più che cosa è vero nè cos’è importante/.

Insomma, Guglielmo con Educazione Sabauda voleva distinguersi, voleva far di se un eccezione ma senza applausi ne fischi, voleva raccontare con grande sincerità quello che pensa e quello che ha vissuto. Quel che ne è venuto fuori è un grande disco che con prepotenza e forza scalcia e scavalla a suon di rime, ed entra a mani basse negli album del panorama italiano moderno da non poter non conoscere.

Educazione Sabauda è la punta più accessibile, ora bisogna farsi forza, scavare, e scoprire il vero Peyote.

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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