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MARASSI

3.9 7.8

“Non è nulla di nuovo, non è un album sperimentale, perchè a sperimentare si sta da soli, e noi invece vogliamo stare insieme a tanta gente.” 

Racconta così Maurizio Carucci (frontman degli Ex-Otago), durante la presentazione instore del nuovo atteso album della band genovese. Una frase che descrive appieno Marassi, nulla di nuovo dal punto di vista musicale, ma tanto Pop; un pop inteso però nell’accezione positiva del termine, mezzo migliore per arrivare alle persone.

Per chi li conosce bene, gli Ex-Otago, possono essere considerati come una band ormai ben consolidata all’interno del panorama indipendente italiano; sono in giro da un bel po’ di tempo, hanno un discreto seguito di fan affezionati (al contrario dei fan “Marassiani” dell’ultimo momento, me incluso); hanno all’attivo ben 4 album, una solida storia turnistica; insomma, non sono gli ultimi arrivati.

Eppure fino ad oggi non erano ancora riusciti a fare il colpo grosso, erano rimasti incastrati tra la gratificante ma stringente fama genovese e la lontana indifferenza da parte del pubblico che conta.

Con Marassi è cambiato tutto. 

“Siamo filosofi operai, faccendieri disperati, cinghiali incazzati. Ed io non sono un uomo, almeno non ne sono sicuro.”

Marassi è l’album del ritorno a casa, forse vera e propria antitesi del precedente lavoro, In Capo Al Mondo, dove a farla da padrone erano i vari clichè del viaggio, del cercare la propria strada, il proprio posto nel mondo e così via, ma a quanto pare ora non più soddisfacenti. Infatti prima o poi si ritorna alle origini, a quella Piccola Città (in questo caso quartiere, il Marassi) cantata anche da Guccini; ma in questo caso non si tratta di un bastardo posto, per gli Otaghi, Genova, è un luogo sicuro dove far ordine e fermarsi a riflettere sul vita.

Dentro l’album c’è spazio per riflettere sulle difficoltà giovanili (I Giovani d’oggi appunto), c’è spazio per  l’incazzatura e il forte senso di rivalsa (vedi Cinghiali Incazzati), ma c’è anche un qualcosa di molto più  intimo e personale come Mare, un mare che tanto ricorda quello inteso da Lucio Dalla, un mare in cui si possono vedere tante cose: la famiglia, gli amici, l’infanzia. 

Chapeau dell’album è la poetica La nostra pelle, ma si difende bene anche la malinconica e Jovanottiana Quando sono con teIn Marassi c’è un po’ di tutto: c’è appunto Jovanotti, non solo per la s sifula, c’è un po’ di Venditti, un pizzico di Neffa, ci sono le canzoni che nascono dalla strada, dai quartieri e dai volti delle persone.

Insomma: una manata POP in piena faccia, ma piacevole, come le musiche d’altronde, queste non deviano di un millimetro dal filone electropop che sta trainando verso la ribalta i nostri cari cantautori indie, vedi i TheGiornalisti, i Cani, Calcutta ecc.

Musicisti Indie, ma ha senso chiamarli ancora così?

Dopo tanti anni di cammino gli Otaghi sognavano di fare gli indiani, invece son diventati musicisti; e che musicisti.

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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