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NOT EVEN HAPPINESS

4.05 8.1

Follow my voice / I am right here / Beyond this light / Beyond all fear

Sono queste le parole che la giovane cantautrice americana, usa per introdurre il fortunato ascoltatore all’interno del suo meraviglioso disco.

Julie Byrne (donna della nostra vita) è di Buffalo (New York), eredita dal padre/maestro la passione per la chitarra ed in particolare il suo singolarissimo stile di fingerpicking. All’età di 17 anni inizia a praticare da autodidatta lo strumento a causa del peggiorare della sclerosi multipla di cui è affetto il padre. 

“The opportunity to play his instrument and honor the legacy of his craft and all of the time it took for him to cultivate a skill that he ultimately had to find a way to give up — it feels like a bit of an offering to him”. 

Succede però che all’età di 18 anni la nostra Julie decide di abbandonare Buffalo e inizia a vivere in diverse città del continente, come Pittsburgh, Chicago e New Orleans; questo suo viaggiare e continuo spostarsi senza dubbio ha influenzato la poetica ed il contenuto del suo fare musica.

Arriviamo così ad oggi e all’uscita di Not Even Happiness, secondo album dopo il meno acclamato, seppur tanto bello, Rooms With Walls and Windows del 2014.

Ascoltare Not Even Happiness equivale ad entrare nel mondo e nella testa di Julie; infatti il contenuto dell’album è estremamente personale e criptico; vengono cantate immagini e situazioni difficili da interpretare ma di una poetica toccante e carica di sentimento. Tutto questo è reso ancora più forte e impattante dalle straordinarie capacità vocali dei Byrne. Detto in parole semplici: Julie ha una voce che è mozzafiato.

Difficile non rimanere incantati dall’eleganza e dalla delicatezza della cantautrice Newyorkese che, combinata ad uno stile di chitarra fuori dal comune, riesce a coinvolgere e a portare l’ascoltatore un po’ do vuole. In pratica sei fregato. 

Julie Byrne canta di amori e di paure, come in Follow my Voice:

“Beyond this light /Beyond all fear / Beyond this love / Beyond all fear”

Canta del suo vagabondare per l’America come uno “Sleepwalker“:

“And of all the roads and the cities that I passed through
And of all the eyes I have searched inside
The one sense of permanence that I came to feel was mine
Only beneath your gaze”

Tutto il disco è una narrazione sia di paesaggi reali come Sea as it Glides ma anche di paesaggi interiori vedi la più introspettiva All the Land Glimmered Beneath, non c’è molto di nuovo in quello che canta Julie, ma è quasi impossibile non rimanere incantati dalla sua voce che riesce a catturare ed immortalare le immagini come su di una vecchia polaroid.  Natural Blue (perla di rara bellezza) è un ricordo del suo tour, ed anche qui con parole semplici ed immagini sfocate, l’ascoltatore è trasportato lontano:

Back on tour / Driving through southwestern towns / That I had been in before / Sun split ember, and fields that span /Forever, forever / Forever

Ok, ora torno nel mondo reale, Not Even Happiness è un disco meraviglioso, negli ultimi anni ne ho ascoltati pochi (di questo genere) che mi hanno colpito così tanto e, se non provate almeno ad ascoltarlo, siete dei matti.

There’s a passion in me, just does not long for those things
Tell me how’d it feel for you to be in love
The nod beneath the universe you walk with me
Said I’d be ever in the air of your honesty

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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