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PULVISCOLO

3.8 7.6

“Il colombre è un pesce di grandi dimensioni, spaventoso a vedersi, estremamente raro.
A seconda dei mari, e delle genti che ne abitano le rive, viene anche chiamato kolomber, kahloubrha, kalonga, kalu-balu, chalung-gra.  I naturalisti stranamente lo ignorano.  Qualcuno perfino sostiene che non esiste”.

Giovanni Imparato, è questo il nome che si nasconde dietro alla figura mitologica del Colombre, uno dei racconti più famosi e drammatici di Dino Buzzati, dove viene raccontata la storia di un marinaio perseguitato a vita da una creatura marina, che solo lui però riesce a vedere. Giunto al duello finale, il marinaio è pronto ad uccidere il mostro, ma questo, in realtà, non fa altro che regalargli una perla meravigliosa, per poi morire sprofondando negli abissi.

Colombre

Credo sia molto significativo il fatto che Giovanni abbia scelto questo nome, il racconto di Buzzati vuole essere una riflessione su chi rovina la propria vita rifuggendo dalle proprie paure, in questo caso dai propri genitori (è il padre ad indurre il marinaio a temere il Colombre, che dapprima lo attirava), diventandone, così, vittima e succube, anziché affrontarle e, superandole, poter aspirare a felicità e pace nell’animo. 

Ok, dopo questo lungo ma doveroso preambolo, arriviamo all’album: Pulviscolo.

Pulviscolo è un album di difficile comprensione, non dal punto di vista musicale ma di contenuti. Ascoltandolo quello che passa è il racconto di una vita irrequieta, o almeno di una vita che ha combattuto tanto per raggiungere lo stato di presunta serenità che ora, traspare. Perché nonostante il contenuto malinconico che fa da sfondo a tutto l’album, il tono e le musiche che compongono Pulviscolo sono serene.

Basti leggere alcuni titoli dei brani, (Fuoritempo, Blatte, Sveglia, Bugiardo), per capire che il caro Giovanni era bello incazzato e ne aveva di cose da dire, di sassolini da togliersi. E quindi ciò che viene fuori sono delle brevi riflessioni, non racconti, ma pensieri, immagini di situazioni e circostanze che l’autore ha vissuto e che vuole buttare fuori, quasi per liberarsene.

Le musiche che vanno da un pop nostrano fino a toccare tonalità di rock psichedelico, sono un altro grande punto di forza del disco; ma mai banali e ben strutturate, riescono così a tenere alta la concentrazione di chi ascolta. Fuoritempo ricorda lontanamente Bennato, T.S.O. ha un nonsoché di orientale, Dimmi tu tocca un funky dolce e leggero.

“Pulviscolo” e` un disco arrangiato, suonato da me. Prodotto insieme a Fabio Grande (Joe Victor, Mai stato altrove, The Shalalalas), registrato da Fabio e Pietro Paroletti in pochi giorni presso la “Sala Tre” degli Artigiani Studio di Formello (Roma) e masterizzato da Carl Saff a Chicago. Marco “Carta” Cattaneo e Marco Imparato hanno suonato il basso e la batteria registrando tutto in presa diretta, senza click e senza cuffie perché le canzoni oscillassero come le onde del mare. Il disco contiene una canzone, Blatte, cantata insieme ad IOSONOUNCANE che l’ha impreziosita con dei cori soul.

Insomma, il buon Colombre si inserisce con prepotenza e competenza nell’ormai ben definito “nuovo cantautorato indie ma non più indie italiano”, o chiamatelo come volete. Un nome in più da aggiungere alle vostra lista “delle cose nuove e belle italiane da ascoltare” e noi ci auguriamo che vada avanti in questa direzione perchè, di novità così interessanti, ne abbiamo tutti bisogno.

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“
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