Skip to main content

La Colonna Portante

Cloud-Atlas-poster

Quando si parla di un film, di una serie TV o di uno spot, non si parla solo di video e immagini. E’ una produzione audio/video: non solo video, non solo audio. Entrambi.

Una scena memorabile di un film non è niente senza la giusta atmosfera creata con la musica. E una bella canzone è spesso associata a un momento particolare, ad una scena. Magari un momento vissuto personalmente.

Le due arti quando messe insieme, sono spesso inseparabili.

Ma chi si accorge di cosa davvero sono “le musiche” di un film? Chi, dopo essersi emozionato al cinema, durante la scena epica di un film, durante il finale dell’ultima puntata dell’ultima stagione di una serie TV, si preoccupa di andare a cercare da dove arriva quella melodia? Io.

Sì io lo faccio, e spesso anche. Perché non voglio che quell’emozione finisca alla prima visione, voglio che continui. E, non meno importante, voglio sapere chi l’ha suonata, chi ha composto il pezzo, chi mi ha fatto emozionare.

Sia chiaro, non lo faccio per tutti i film o serie TV che guardo; devo essere colpito, deve esserci quella famosa scintilla che fa accendere un fuoco. Che mi muove.
Altrimenti è inutile. Sarebbe pura critica.
Qui si parla di emozioni.

Una lunga introduzione per arrivare al punto: chi e cosa mi ha mosso così tanto?

469223-cloud-atlas

Bé, per questo primo articolo parlo di una colonna sonora composta da Tom Tykwer (primo a sinistra), che ha aiutato i fratelli Wachowski alla regia di Cloud Atlas (Lana e Andy).

Nello specifico il main theme del film, che appunto viene richiamato più volte, in versioni differenti, durante tutto il film.

Il pezzo completo, riferendomi al cd della colonna sonora, si intitola “Cloud Atlas End Title“.

Parte con calma e malinconia, note di pianoforte. Poi entrano degli archi, dei violini. In punta di piedi, pacifici.
Poi uno stacco di archi molto bassi. Quasi saltellanti. E poi ancora i violini. I violini…
E sempre quelle poche note di pianoforte che accompagnano in sottofondo.

Inizia a muoversi tutto, anche dentro me. Arrivano flauti e fiati, il ritmo incalza e si alzano i volumi. Così come la pelle d’oca.

Si prova di tutto.
È malinconica, è triste, è potente. E’ molto potente.
E come dicevo, ad una musica si collegano immagini. E qui ne scorrono.
Si rivivono le scene del film, come le scene di vita.
Ne passano talmente tante nella testa che la melodia sembra familiare, sembra “già sentita”.

ITF_cloud

Esattamente come succede ad Halle Berry nel film, quando entra nel negozio di vinili e chiede del Sestetto dell’Atlante delle Nuvole al proprietario interpretato da Ben Whishaw in versione hippy.

Lei non aveva mai ascoltato il Sestetto ma quella melodia la conosce, sa di averla già sentita. Cosa molto improbabile dato che quel vinile esiste in poche copie in tutta l’America. Ma forse l’aveva già sentita in passato o in un’altra vita…

Un intreccio di storie che passa da sei personaggi in sei epoche diverse. Tutte unite da questo filo conduttore.

La cosa che mi affascina di più è che non è solo “del film”, è mia. Si perché quando rimani in silenzio, in ascolto, con il volume delle casse a livelli improponibili tanto da sentire anche il rumore degli spostamenti dello sgabello del pianoforte, quando ci si emoziona così tanto per della musica, quando non lo controlliamo noi, non può e non deve essere soltanto un piccolo componente di un film. Una cosa di fondo. No.
E’ un’opera che mi muove. Personalmente.
E la si rivive ad ogni ascolto.

Come faccio io, anche scrivendo questo articolo. La propongo a voi, sì come ottima colonna sonora, ma soprattutto come un’emozione da provare. Vi consiglio però di andare più a fondo, di cercare informazioni su Tom, sull’orchestra che l’ha suonata. Perché io non ho tutte le risposte, io non conosco tutto, ho appena iniziato a scavare.
So solo che se una melodia fa provare certe emozioni ha qualcosa di speciale e non posso tenermelo tutto per me.

“That’s it…the music from my dream”

Cloud-Atlas

PS: guardate o riguardate il film, magari con un’attenzione in più ai legami della musica. E un consiglio sull’ascolto della traccia: in rigoroso silenzio, senza interruzioni. Anche in cuffia al lavoro ma molto meglio a casa. Con gli occhi chiusi.

 

 

 

Sonic

Guardo il mondo attraverso un obiettivo, monto video e faccio foto. I filmini di laurea per fortuna sono un lontano ricordo. Sonic è meglio di Mario e il finale di Lost è perfetto.

2 thoughts on “La Colonna Portante

  1. “La nostra vita non è nostra. Da grembo a tomba siamo legati ad altri, passati e presenti. E da ogni crimine ed ogni gentilezza generiamo il nostro futuro…” P.s. Condivido tutto quello che hai scritto

Rispondi