Skip to main content

ADAM’S SONG (Blink 182, 1999)

Fontanesi solitudine

Mark Hoppus, cantante e bassista dei blink 182, si ispirò alla lettera di un giovane fan, la canzone suscitò polemiche proprio perchè, una volta pubblicato l’album, un adolescente si tolse veramente la vita mentre ascoltava questa canzone…

Già, quella canzone che tutti cantiamo urlando in macchina, quella canzone che, quando passa in radio o ci capita nello shuffle dell’ipod, alziamo il volume, proprio quella canzone che ci carica a mille…… parla di un suicidio.

E’ incredibile sentire come anche un gruppo punk sia capace di descrivere poeticamente un evento così tragico. Struggente la frase finale dell’ultima strofa:

Non avrei mai pensato di morire da solo
Per altri sei mesi e sarò uno sconosciuto
Dai tutte le mie cose a tutti i miei amici
Tu non metterai ancora piede nella mia stanza
La chiuderai, la sbarrerai
Ti ricordi di quella volta che rovesciato il bicchiere
Di succo di mela in sala
Per favore dì alla mamma che non è stata colpa sua

Da sottolineare è l’incazzatura durante il ritornello.

Il protagonista immaginario (Adam) ricorda cosa non è stato o non è riuscito a fare.

Questa introspezione sulla sua vita, si traduce nel ritmo più serrato e l’unione di tutte le chitarre e dei cori in un unico suono, come se stesse a significare un rifiuto di se stesso e la fatica di vivere nel mondo.

Non ho avrei mai pensato di morire da solo
Ridevo forte, chi poteva saperlo?
Ho seguito il cavo lungo il muro
Nessuna sorpresa che non fosse collegato
Mi sono preso il mio tempo, mi sono sbrigato
La scelta doveva essere mia, non ho pensato abbastanza
Ero troppo depresso per andare avanti
Tu sarai dispiaciuta quando me ne sarò andato

Non ho mai fatto una conquista, raramente sono venuto (Non ho mai vinto,
raramente riuscivo )
A 16 anni vivevo giorni migliori
Giorni in cui mi sentivo ancora vivo
Non vedevamo l’ora di uscire
Il mondo era vasto, troppo tardi per tentare
Il tour era finito, io ero sopravvissuto
Non vedevo l’ora di tornare a casa
Per passare il tempo nelle mia stanza da solo

Non avrei mai pensato di morire da solo
Per altri sei mesi e sarò uno sconosciuto
Dai tutte le mie cose a tutti i miei amici
Tu non metterai ancora piede nella mia stanza
La chiuderai, la sbarrerai
Ti ricordi di quella volta che rovesciato il bicchiere
Di succo di mela in sala
Per favore dì alla mamma che non è stata colpa sua

Samuele

Tecnico di regia radio/TV e fonico freelance. Ho iniziato a fare radio illegalmente nella cantina di casa, genio del suono e non solo. Mi piace mangiare male e fumare ancora peggio.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.