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FLOWER PUNK (Frank Zappa, 1968)

Mia moglie spesso mi rimprovera perché, durante i miei slanci d’entusiasmo, abuso dei termini “genio/geniale”. Effettivamente di geni ne nasceranno uno ogni secolo –se va bene-. Riconoscendo questo mio piccolo difetto ho deciso che la cosa migliore da fare sia parlare di uno di quelli che possono permettersi questa definizione.

Frank Zappa: non è rock, non è jazz, non è solo classica contemporanea, non è doo-wop né RnB… è tutte queste cose insieme e molto di più!

Musicista infaticabile, stakanovista della composizione, per lui la musica era chimica: bisognava manipolare i suoi elementi per creare legami e soluzioni nuove. Nessun afflato sentimentale –salvo poi commuoversi, in fin di vita, di fronte a Green fields of America dei Chieftains (ma sul potere del folk ho già parlato)-.

Narra la leggenda che, ventenne, gettò via il manuale di composizione perché definiva proibiti degli accostamenti sonori che invece lo soddisfacevano. Sperimentatore accanito, inventore di sonorità inaudite, c’è chi sostiene, per esempio, che, infilando il jack della chitarra nell’impianto stereo fu il primo a distorcerne il suono.

Per quanto riguarda i testi egli fu dissacrante, contro tutti i cliché imposti dalla società borghese, pornografico, violento, nonsense… Fu uno degli artisti chiamati a difendersi in tribunale contro le accuse della Parental Advisory (tanto per citarne un altro paio: Rob Halford e Dee Snider).

I titoli delle sue canzoni sono abbastanza esplicativi: Plastic people (contro l’omologazione), Who are the brain police? (contro la resa volontaria alle imposture del potere), What’s the ugliest part of your body? (contro la religione delle apparenze), ecc…

Fra I suoi bersagli preferiti vanno annoverati certamente gli hippies. Mordace inquisitore di questa mandria di “fattoni incapaci” (Zappa era assolutamente contro le droghe), sosteneva che presto sarebbero diventati moda: sarebbero diventati strumento del potere.

In questa “Flower punk” egli li deride sotto tutti gli aspetti: musicalmente costruendo un’architettura melodica irriproducibile che mima il sound che potrebbe avere una band composta da infanti; per quanto riguarda il testo, beh:

“[…] Hey punk, where are you going with that button on your shirt?

I’m going to the love-in to sit and play my bongos in the dirt.

[…]

Hey punk where are you going with those beads around your neck?

I’m going to the shrink so he can help me be a nervous wreck” 

Zappa chiude il brano intrecciando contemporaneamente 3 dialoghi che rappresentano il delirio da rockstar: “Appena mi arriva l’assegno delle royalties mi comprerò una Mustang… no, una Corvette… no, una Harley,… o forse una barca”. Per finire con un “Punk, punk, rock and roll!” urlato da vocine distorte da bambocci.

Nonostante ci manchi, oggi più che mai, un artista simile, per fortuna in Italia abbiamo chi regge ancora la sua bandiera: Elio e le Storie Tese che, oltre ad averne ereditato lo spirito, in alcuni bootleg “for Fave only” eseguono alcuni suoi celebri pezzi come Why does it hurt when I pee? o Broken heart is for assholes.

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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