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GLI IMPERMEABILI (Paolo Conte, 1984)

Dopo aver letto “Autunno” di Samuele ho provato a pensare a quali fossero le canzoni che meglio esprimessero, secondo la mia sensibilità, questa stagione.

Non ho mai amato particolarmente l’autunno. Piove e incominciano i primi freddi. Immagini legate a questo periodo dell’anno sono spesso usate dai poeti per esprimere la fragilità della nostra condizione umana. Ho sempre pensato, inoltre, che esso fosse tramonto, crepuscolo e vecchiaia.

Questa breve introduzione per giustificare il senso di straniamento che mi colse riascoltando “Gli impermeabili”, di Paolo Conte:

“Ma come piove bene sugl’impermeabili

Ra ta ta ta ta ta

E non sull’anima.”

Uno stile unico, quello del cantautore astigiano (da molti considerato il più grande cantautore italiano), felino, fatto di immagini sfiorate per accenni, di reticenze e di versi onomatopeici, jazz, che dicono più delle parole.

La storia racconta dell’impresario che vuole ricostruire il Mocambò, locale dismesso e destinato al fallimento, conta i suoi lividi ma vuole ricominciare, e per un attimo crede che questo possa essere possibile; al momento del colloquio con il proprietario è sereno e fiducioso, tanto che la pioggia non è in grado di turbare questa sua condizione.

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Per un attimo ho invidiato la letizia di quest’uomo, che sogna al di sopra delle sue possibilità.

Sebbene l’epilogo della vicenda sia amaro (questo è il terzo e ultimo brano sul Mocambò, quindi possiamo dedurlo), Conte sceglie di non parlarne, non disilludendo chi sceglie di sperare insieme al protagonista in un nuovo inizio.

La grandezza di una canzone, come di una qualsiasi opera d’arte, è che trascende sempre il suo autore, tanto più se i contorni di ciò che incornicia sono tutt’altro che netti e l’atmosfera è in grado di risvegliare ricordi e immagini personali; ascoltando “Gli impermeabili” in Cadorna, complice la melodia di ingannevole dolcezza, come la nebbia d’autunno, pensavo che Conte si riferisse a una coppia di amanti…

Mocambò
serrande abbassate
pioggia sulle insegne delle notti andate
devo pensarci su pensarci su
ma dipenderà dipenderà
quale storia tu vuoi che io racconti?
ah! non so dir di no, no, no no no

e ricomincerà
come da un rendez-vous

Parlando piano tra noi due

Scendo giù
a prendermi un caffè
scusami un attimo
passa una mano qui, così,
sopra i miei lividi
ma come piove bene sugl’impermeabili

Ratta ta ta ta

E non sull’anima

paoloconte

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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