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KING OF PAIN (The Police 1983)

“King Of Pain” è l’ottava traccia contenuta nell’album Synchronicity del 1983.

Quinto e ultimo album della band guidata da Sting, capolavoro indiscusso se pensate che contiene brani come: “Synchronicity I & II”, “Every Breath You Take”, “Walking In Your Footsteps” e altri.

Da sinistra: Stewart Copeland, Sting, Andy Summers
Da sinistra: Stewart Copeland, Sting, Andy Summers

Io però vi propongo “King Of Pain”.

“C’è una piccola macchia nera sul sole di oggi 
È la stessa vecchia cosa di ieri 
C’è un cappello nero impigliato in cima a un albero 
C’è uno staccio sull’asta della bandiera e il vento non si ferma 
Sono stato già qui in piedi nella pioggia che scende 
Con il mondo che gira in cerchi che mi corrono per la testa 
Immagino di aver sempre pensato che tu potessi mettere fine a questo regno 
Ma è il mio destino essere il re del dolore 
C’è una piccola macchia nera sul sole di oggi 
È la stessa vecchia cosa di ieri 
C’è un cappello nero impigliato in cima a un albero 
C’è uno staccio sull’asta della bandiera e il vento non si ferma 
Sono stato già qui in piedi nella pioggia che scende 
Con il mondo che gira in cerchi che mi corrono per la testa 
Immagino di aver sempre pensato che tu potessi mettere fine a questo regno 
Ma è il mio destino essere il re del dolore 
C’è un fossile intrappolato nell’alta parete di una scogliera 
Quella lassù è la mia anima 
C’è un salmone morto congelato in una cascata 
Quella lassù è la mia anima 
C’è una balena arenata sulla spiaggia dal riflusso della grande marea 
Quella lassù è la mia anima 
C’è una farfalla intrappolata nella tela di un ragno 
Quella lassù è la mia anima 
Sono stato già qui in piedi nella pioggia che scende 
Con il mondo che gira in cerchi che mi corrono per la testa 
Immagino di aver sempre pensato che tu potessi mettere fine a questo regno 
Ma è il mio destino essere il re del dolore 
C’è un re sul trono con gli occhi strappati 
C’è un uomo cieco che cerca un ombra di dubbio 
C’è un uomo ricco che dorme su un letto d’oro 
C’è uno scheletro che soffoca per una crosta di pane 
C’è una volpe rossa straziata nella muta di un cacciatore 
Quella lassù è la mia anima 
C’è un gabbiano dalle ali nere con la schiena rotta 
Quella lassù è la mia anima 
C’è una piccola macchia nera sul sole di oggi 
È la stessa vecchia cosa di ieri 
C’è un cappello nero impigliato in cima a un albero 
C’è uno staccio sull’asta della bandiera e il vento non si ferma 
Sono stato già qui in piedi nella pioggia che scende 
Con il mondo che gira in cerchi che mi corrono per la testa 
Immagino di aver sempre pensato che tu potessi mettere fine a questo regno 
Ma è il mio destino essere il re del dolore 
Sarò sempre il re del dolore”

La canzone tratta appunto del dolore, sia fisico che mentale. Sono innumerevoli e stravaganti gli esempi che Sting riporta per rendere l’idea di questo male.

…”C’è un fossile intrappolato nell’alta parete di una scogliera 
Quella lassù è la mia anima 
C’è un salmone morto congelato in una cascata 
Quella lassù è la mia anima 
C’è una balena arenata sulla spiaggia dal riflusso della grande marea”…

Però spesso viene ripetuto: “Immagino di aver sempre pensato che tu potessi mettere fine a questo regno”. Quindi Sting riconosce che vi è qualcuno che può mettere fine al regno del dolore. La morte? Dio? Una donna? Boh chi lo sa. A voi l’interpretazione.

“Quella lassù è la mia anima”.

Però il tutto si conclude con la seguente frase che spegne ogni possibilità: “Ma è il mio destino essere il re del dolore, sarò sempre il re del dolore”

Buon ascolto,

Mario

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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