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Ha perso la città - Niccolò Fabi

HA PERSO LA CITTA’ (Niccolò Fabi, 2016)

In questa canzone dal tono colloquiale, Niccolò Fabi illustra tutta la frenesia della modernità, riconoscendo che, per colpa di quest’ultima, gli uomini hanno perso il senso di comunità, il gusto di stare insieme: ciò che dovrebbe dare origine alla città.

Nelle strofe il cantautore vola sopra i tetti delle case di quella che alcune espressioni potrebbero denotare come Roma, ma che, in realtà, è tutte le città moderne. Osserva le metro affollate nelle ore di punta, i treni, le banche e la loro incessante attività, lo stress… quel formicaio che deve apparire dall’alto il luogo in cui viviamo.

Nel ritornello, invece, torna per le strade, si guarda intorno chiedendosi cosa tenga insieme tanta gente, cos’abbiano in comune quelle persone che si affaticano e si accalcano l’una sull’altra, arrivando alla conclusione che, in questo scenario, ad essersi perso è il significato dell’esistenza della città stessa.

Ma ha perso la città, ha perso un sogno

abbiamo perso il fiato per parlarci

ha perso la città, ha perso la comunità

abbiamo perso la voglia di aiutarci.

L’antidoto a questa progressiva disumanizzazione della città? Non è fornito: non è compito del cantautore distribuire facili soluzioni a problemi complicati.

Puntare l’indice al cuore del problema è un modo per provocare chi ascolta a farsi un paio di domande, merce rara in radio di questi tempi, che sfondino la banalità della routine, che obblighino a prendere sul serio le ragioni che giustificano lo stare insieme, perché, lentamente, si torni a edificare la città ideale.

Hanno vinto le corsie preferenziali

hanno vinto le metropolitane

hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio

alle uscite autostradali

hanno vinto i parcheggi in doppia fila

quelli multi-piano, vicino agli aeroporti

le tangenziali alle 8 di mattina e i centri commerciali

nel fine settimana

hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali

i loschi affari dei palazzinari

gli alveari umani e le case popolari

e i bed & breakfast affittati agli studenti americani

hanno vinto i superattici a 3.000 euro al mese

le puttane lungo i viali, sulle strade consolari

hanno vinto i pendolari

ma ha perso la città, ha perso un sogno

abbiamo perso il fiato per parlarci

ha perso la città, ha perso la comunità

abbiamo perso la voglia di aiutarci.

Hanno vinto le catene dei negozi

le insegne luminose sui tetti dei palazzi

le luci lampeggianti dei semafori di notte

i bar che aprono alle 7

hanno vinto i ristoranti giapponesi

che poi sono cinesi anche se il cibo è giapponese

i locali modaioli, frequentati solamente, da bellezze tutte uguali

le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali

le giornate a targhe alterne e le polveri sottili

hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai

e ha perso la città, ha perso un sogno

abbiamo perso il fiato per parlarci

ha perso la città, ha perso la comunità

abbiamo perso la voglia di aiutarci.

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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