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Francesco Guccini, Radici

PICCOLA CITTA’ (Francesco Guccini 1972)

“Cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finchè non finirà…”

Piccola Città” è un brano scritto dal cantautore italiano Francesco Guccini e contenuta nel suo quarto album, “Radici“. Riporto la spiegazione che lo stesso Guccini da riguardo alla canzone:

“Piccola città […] è una canzone in cui ribadisco di non sentirmi
affatto modenese. Verso i diciassette anni, per la verità, mi venne il
dubbio che Modena potesse divenire la mia città definitiva… Guardando in
retrospettiva Modena per me è l’esilio da Pavana e l’attesa di Bologna.
Modena mia nemica strana è la mia adolescenza, il periodo forse più
tragico della mia vita perché nell’immediato dopoguerra le aspettative e
le speranze erano tante e le possibilità di realizzarle quasi nulle. Se
aggiungiamo che Piccola città la scrissi in un periodo bolognese molto
felice, ecco che si capisce il senso della canzone”.

Francesco Guccini
Francesco Guccini

Il brano è profondamente nostalgico e triste, non c’è il ricordo di momenti piacevoli della sua infanzia, c’è una presa di coscienza che quel luogo non è stato altro che un inanimato spettatore della sua gioventù.

“Piccola città, bastardo posto, 
appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via; 
piccola città io ti conosco, 
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio, 
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano 
visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano… 

Piccola città, io poi rividi 
le tue pietre sconosciute, le tue case diroccate da guerra antica; 
mia nemica strana sei lontana 
coi peccati fra macerie e fra giochi consumati dentro al Florida: 
cento finestre, un cortile, le voci, le liti e la miseria; 
io, la montagna nel cuore, scoprivo l’ odore del dopoguerra… 

Piccola città, vetrate viola, 
primi giorni della scuola, la parola ha il mesto odore di religione; 
vecchie suore nere che con fede 
in quelle sere avete dato a noi il senso di peccato e di espiazione: 
gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia, 
correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West… 

Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza, 
continenza, vuoto mito americano di terza mano, 
pubertà infelice, spesso urlata a mezza voce, 
a toni acuti, casti affetti denigrati, cercati invano; 
se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia 
e tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via… 

Piccola città, vecchia bambina 
che mi fu tanto fedele, a cui fui tanto fedele tre lunghi mesi; 
angoli di strada testimoni degli erotici miei sogni, 
frustrazioni e amori a vuoto mai compresi; 
dove sei ora, che fai, neghi ancora o ti dai sabato sera? 
Quelle di adesso disprezzi, o invidi e singhiozzi se passano davanti a te? 

Piccola città, vecchi cortili, 
sogni e dei primaverili, rime e fedi giovanili, bimbe ora vecchie; 
piango e non rimpiango, la tua polvere, il tuo fango, le tue vite, 
le tue pietre, l’oro e il marmo, le catapecchie: 
così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso, 
cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finchè non finirà…”

“Se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia 
e tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via…” 

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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