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Quattro Stracci - Guccini

QUATTRO STRACCI (Francesco Guccini 1996)

Canzone contenuta nell’album del 1996, D’amore Di Morte E Di Altre Sciocchezze.

Quattro stracci è una ballata folk-rock autobiografica che parla dell’amore per Angela (la madre dell’unica figlia di Guccini, Teresa, a cui il cantautore aveva già dedicato nel disco precedente Farewell), un amore ormai finito, secondo la canzone, a causa della troppa distanza tra la schiettezza dell’autore e certe superficialità fintamente intellettuali della donna un tempo amata.

Canzone che ho ripreso ad ascoltare nell’ultimo mesetto, Guccini è un po’ così, va a periodi. Il tono è decisamente aggressivo, oserei dire stizzito ed incazzato. Ed è questa la grande bellezza del brano, poi Guccini è geniale nel creare espressioni stupende combinando assieme in modo perfetto parole “normali”.

“E guardo fuori dalla finestra e vedo quel muro solito che tu sai. 
Sigaretta o penna nella mia destra, simboli frivoli che non hai amato mai; 
quello che ho addosso non ti è mai piaciuto, racconto e dico e ti sembro muto, 
fumare e scrivere ti suona strano, meglio le mani di un artigiano 
e cancellarmi è tutto quel che fai; 
ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare 
e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai! 

Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità, 
ma maturo o meno io ne ho abbastanza della complessa tua semplicità. 
Ma poi chi ha detto che tu abbia ragione, coi tuoi “also sprach” di maturazione 
o è un’ illusione pronta per l’uso da eterna vittima di un sopruso, 
abuso d’ un mondo chiuso e fatalità; 
ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, 
ma non raccontare a me che cos’è la libertà! 

La libertà delle tue pozioni, di yoga, di erbe, psiche e di omeopatia, 
di manuali contro le frustrazioni, le inibizioni che provavi quì a casa mia, 
la noia data da uno non pratico, che non ha il polso di un matematico, 
che coi motori non ci sa fare e che non sa neanche guidare, 
un tipo perso dietro le nuvole e la poesia, 
ma ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi fare: 
fare l’ amore, tirare tardi o la fantasia! 

La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, 
ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla; 
io, se Dio vuole, non son tuo padre, non ho nemmeno le palle quadre, 
tu hai la fantasia delle idee contorte, vai con la mente e le gambe corte, 
poi avrai sempre il momento giusto per sistemarla: 
le vie del mondo ti sono aperte, tanto hai le spalle sempre coperte 
ed avrai sempre le scuse buone per rifiutarla! 

Per rifiutare sei stata un genio, sprecando il tempo a rifiutare me, 
ma non c’è un alibi, non c’è un rimedio, se guardo bene no, non c’è un perchè; 
nata di marzo, nata balzana, casta che sogna d’ esser puttana, 
quando sei dentro vuoi esser fuori cercando sempre i passati amori 
ed hai annullato tutti fuori che te, 
ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l’ ieri, 
persa a cercar per sempre quello che non c’è, 
io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l’ ieri 
persa a cercar per sempre quello che non c’è, 
io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l’ ieri 
persa a cercar per sempre quello che non c’è…”

In questa canzone è presente una delle espressioni che più amo:

“ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai!”

Buon ascolto

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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