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Intervista: MATTIA BARRO – Frontman de L’ORSO

Abbiamo intervistato Mattia Barro de L’ORSO, che con il loro nuovo album Un Luogo Sicuro sono tornati alla ribalta nella scena indipendente italiana.

 

Sono sincero, è la prima volta che vi ascolto. E sarò altrettanto sincero dicendo che Un Luogo Sicuro mi è piaciuto tantissimo, dall’inizio alla fine. L’album si divora, parla di situazioni personali ma che facilmente l’ascoltatore riesce a fare proprie, anzi ci ritrova tanto in quello che cantate.

I testi e le musiche sono tutte tue? Credo che questa sia la parte più complessa nel lavoro di un musicista. C’è un momento preciso in cui ti dedichi alla scrittura e alla composizione musicale? Oppure ogni momento è “buono”?

Sì, testi e musiche sono mie. Fosse per me non andrei in tour, manderei un sostituto, e rimarrei a cercare di coadiuvare tutta la mia creatività nella composizione. Ogni momento è buono per mettere giù una piccola idea, ma i momenti in cui scrivo i dischi sono momenti di trance creatività che dura qualche settimana e in cui riesco a comporre gran parte del lavoro. E’ il momento da cui traggo maggiore soddisfazione. E’ il mio luogo.

Il momento più duro nella preparazione di un album qual è? Da quanto ci stavate lavorando? Quanto tempo vi ha porta via?

Ci ho lavorato principalmente tra agosto e settembre, anche se in precedenza avevo già accennato qualche idea che volevo sviluppare. E’ stato un lavoro veloce rispetto ai precedenti; la bolla di creatività in cui ero inserito (un ambiente che non riguardava solo me stesso, ma un contesto più ampio come la mia terra e i miei amici stretti) mi ha spronato e riempito di input. Ho dovuto solo incanalare tutti questi stimoli verso la direzione sonora che avevo in mente.

L'Orso La BandAndate d’accordo tra di voi? Immagino che durante la preparazione del disco avete condiviso un sacco di tempo assieme, questo a portato ad alcuni screzi (credo normalissimi)?

Andiamo molto d’accordo se no sarebbe impossibile girare così tanto assieme. I momenti di screzio sono naturali e catartici; significa che vogliamo fare del nostro meglio. Non sono mai situazioni da primadonna, ma sempre sproni a migliorare quando qualcuno abbassa un po’ la concentrazione.

La prima cosa che si nota di questo vostro nuovo lavoro è la diversità di generi musicali che avete messo assieme, c’è l’elettronica, l’acustica, campionamenti, parti rappate. Da dove nasce quest’idea di mischiare diversi generi? Dipende anche dalla musica che ascoltate in questo particolare momento?

Fa sia parte degli ascolti, sia parte del mio background, sia parte di un processo creativo istintivo. Questo è un disco che ha lasciato le porte aperte ad ogni idea, perché alla fine non è tanto questione di generi o ascolti, ma di idee.

L’elettronica sta tornando tantissimo in voga. Penso soprattutto all’ultimo album de i Cani. Forse domanda fuori luogo, avete preso spunto anche da vostri “colleghi italiani” durante la creazione di questo vostro nuovo lavoro?

Il disco de I Cani è uscito molto dopo la fine della composizione che risale a settembre. Questo disco è tutto meno che italico nella scelta del suono. Volevamo che suonasse internazionale e ci siamo portati su quella strada. La scelta di avere Cosmo come produttore era proprio la condivisione dell’idea di poter fare qualcosa che suonasse contemporaneo e senza limiti geografici. La tradizione italiana non fa parte dei miei ascolti e dunque è difficile che emerga quando compongo e produco.

Sono presenti alcuni ospiti, uno su tutti i de I Tropicalisti (storica “crew” di amici di Mattia a Ivrea). Anche questo è un segno di quel voler tornare a casa / ricerca di un luogo sicuro in cui stare?

Assolutamente. I Tropicalisti sono stati parte del processo creativo di tutto questo disco. Nulla sarebbe nato senza loro. Perché per fare un disco necessito prima di tutto di umanità.

Il tema centrale di tutto l’album è la ricerca di questo “luogo sicuro”. Si parla di un luogo nuovo da arredare ad altrove. Ma questo luogo non è bastato. Si racconta di aver salutato gli amici ed essere partiti, perché non c’era più spazio per amare. Quindi il tema del partire, del lasciare qualcosa, di andare via e sparire. Sempre alla ricerca di un “qualcosa”. Fino ad arrivare alla bellissima canzone conclusiva, che ci riporta alle nostre origini, a casa nostra. Questo luogo sicuro lo hai poi trovato?

Durante questo disco parlo di alcuni luoghi sicuri. ‘Il’ luogo sicuro non so quale sia, ma spero di averne consigliati alcuni. O almeno di aver invitato le persone a cercare i propri.

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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