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Intervista: MOPLEN

Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda ai Moplen, freschissima band di Padova che, grazie al loro egregio album di lancio (QUI nostra recensione), si sono ritagliati, in maniera più che dignitosa, un piccolo spazio all’interno del florido universo indipendente italiano. Che non sia però l’inizio di un qualcosa di molto più grande?

Ciao ragazzi, prima di parlare del vostro album di debutto, mi piacerebbe farvi qualche domanda (doverosa) sulla vostra storia. Io in primis vi conosco molto poco.

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Dove e come nascono i Moplen?

Tutto è nato nel 2012 a Padova, quando Max e Novak – conosciutisi giocando al gioco di carte collezionabili Magic: The Gathering® – decisero di partire con un progetto indie rock con testi in inglese e Ale si unì subito dopo come batterista. Con il passare del tempo, per esigenze espressive, si passò dall’inglese all’italiano e la parte musicale di conseguenza ebbe una svolta più pop, anche grazie all’arrivo ad inizio 2014 di Jesse e Digi.

Ho letto che nel 2016 avete vinto “Va sul Palco“, concorso nazionale per band emergenti organizzato da Notturno Giovani, progetto del Comune di Varese. Poi siete c’è stato l’ingresso in RC Waves. Sbaglio o questi due avvenimenti sono stati un punto importante per la vostra crescita a livello di gruppo?

Sicuramente la dimensione dei contest ha rivestito un ruolo fondamentale per il nostro progetto: il nostro primo EP, registrato allo Studio 2 di Padova, è il frutto del primo posto al Rise Festival nell’edizione 2014, e “Siamo Solo Animali” nasce dall’ingresso nel roster de La Fame Dischi grazie al contest “Le migliori canzoni le aiuta la Fame” e dalla vittoria a Va sul Palco nell’edizione del 2016. Grazie a quest’ultimo abbiamo inoltre avuto l’opportunità di conoscere Francesco Italiano e Giacomo Zavattoni (RC Waves),  che hanno deciso di credere nel nostro progetto e da un anno a questa parte sono parte integrante dei Moplen. Con loro siamo convinti di poter migliorare ancora e fare quel salto che da soli non saremmo in grado di fare.

Arriviamo al vostro album di debutto, Siamo Solo Animali. Ci raccontate un po’ la genesi dell’opera? Com’è moplen_InTheFleshstato lavorare ad un “vero album”? 

Dopo l’EP ci siamo resi conto che il lavoro in studio deve andare di pari passo con l’attività live. Avevamo già alcuni pezzi pronti e volevamo tornare a registrare il prima possibile: nutrivamo grande fiducia sopratutto in Animali e Signorina e l’idea iniziale era registrare un altro EP basandosi su questi due pezzi. Fortunatamente le cose sono andate diversamente e abbiamo avuto la grande possibilità di registrare un intero album e anche di curarne la produzione insieme a Giacomo Zavattoni, senza il quale non saremmo qui a parlare di questo disco.

Il titolo dell’album – preso dalla parte finale di Animali – vuole essere una provocazione, un invito a pensare a cosa questa frase all’apparenza così semplice significhi davvero per ognuno di noi.

Dopo un primo ascolto non ho fatto a meno di notare una grande eterogeneità di stili musicali. Ci sono tracce con una forte base rock, altre profondamente pop con forti influenze fresche e moderne : elettronica e synth. Come si sono sviluppate le sonorità di Siamo Solo Animali?

Ogni pezzo di questo disco piace a tutti noi. L’istinto è la prima spinta, ma siamo anche meticolosi nel dare alle canzoni una forma che rispecchi il più possibile quella che abbiamo in testa. Questa considerazione può sembrare banale, ma è da qui che partiamo quando scriviamo pezzi, e questo è forse il motivo principale per cui “Siamo Solo Animali” è ricco di sonorità differenti e che attingono da generi musicali anche non esattamente simili tra di loro.

Domanda pacco:
Allora, magari mi sbaglio, ma il vostro è un album molto personale e malinconico (forse?). Vedo Signorina, Animali, Battisiti e infine la conclusiva Vento Gelido. Credo rispecchi lo stato d’animo di un’ intera generazione, (i giovani d’oggi come dicono gli Ex-Otago).
Come tanti altri, vedi i vari i Cani, Calcutta, Motta, Ex-Otago ecc., raccontate situazioni personali di vita comune ma in cui tanti si ritrovano.
Arrivo alla domanda: secondo voi perché c’è tutta questa malinconia/rassegnazione di fondo nella musica indipendente di adesso?
Qual è la risposta dei Moplen a tutto questo disagio?

moplen_InTheFleshC’è molto di noi in questo disco, e sicuramente un po’ di malinconia, ma non in misura tale da definirlo un disco malinconico. Crediamo che la rassegnazione sia un sentimento che fa parte del cantautorato italiano ben da prima rispetto alla scena indipendente odierna. La differenza può risiedere nel fatto che mentre le scorse generazioni di cantautori si rifacevano ad un ideale collettivo, alla speranza verso un futuro migliore, ora chi fa parte delle “nuove generazioni” non sente più questa spinta nè spesso ha una grossa fiducia nel futuro. Le canzoni hanno acquisito un carattere dubbioso, più personale e legato alla quotidianità. Noi personalmente vediamo la musica come un tentativo di superamento delle difficoltà che possiamo trovarci ad affrontare.

Altra domanda pacco:
Quale pensate sia l’aspetto più importante nel fare musica? Lo fate per voi? Per la gente che vi ascolta? Per altri motivi?

In primis lo facciamo per noi. Amiamo la musica e ci piace suonare, ci divertiamo molto a farlo insieme e siamo sempre impazienti di salire su un palco o di registrare un nuovo pezzo. Siamo grandi amici prima di essere i componenti dei Moplen, ma siamo anche consapevoli che la musica deve essere un confronto, e siamo felicissimi di poter condividere con altre persone canzoni che crediamo ci rappresentino in qualche modo. Coltiviamo la speranza che diventi il nostro lavoro e ce la mettiamo tutta perchè ciò accada.

Torniamo a temi meno pesanti, avete in programma dei live per sponsorizzare il nuovo album?

Questo sabato 12 novembre saremo al I’m Lab di Abano Terme in apertura ai Mary in june, mentre domenica 20 ci sarà un piccolo showcase al Twiggy di Varese al quale sarà presente anche Ghemon, dopodiché stiamo lavorando per suonare il disco il più possibile in giro per l’Italia.

Ditemi una canzone a testa (ovviamente non dei Moplen) che, in questo periodo, vi descrive di più e perchè.

Digi: Innuendo – Queen

È un inno alla ricerca personale e continuare a fronteggiare i dubbi che ci accompagnano nel corso della vita prendendo il presente come un’opportunità. Ti dà la gioia di non mollare mai.

Max: Please, please, please let me get what I want – The Smiths

Li sto ascoltando molto in questo periodo e questa canzone simboleggia il cambiamento di vita che sto vivendo.

Jesse: Triple Helix – Lone

È un pezzo elettronico “strumentale” e dopo un anno passato a pensare a come far funzionare il nostro disco ora ho bisogno di poche parole, tanto ritmo e ballare, con un po’ di nostalgia ’90s.

Ale: Del tempo che passa la felicità – Motta

La situazione è la stessa per tutti quelli come noi. L’euforia del momento più bello, contorno però poco saziante di quello che per ora “devi” fare.

Novak: Niente di strano (live session) – Giorgio Poi

In Italia finalmente la musica delle culture più underground si sta conquistando un posto importante…Aspettavo da tempo questo momento. Speriamo ci sia spazio anche per noi.

 

 

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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