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Intervista: THE WANDERER

Abbiamo fatto qualche domanda a Gabriele Minchio (The Wanderer) che, con il suo album d’esordio Born In A Room, cerca di farsi strada attraverso un genere che qui in Italia è ancora abbastanza prematuro, ma il giovane vicentino ha le carte in regola per farsi conoscere ed apprezzare.  

Dopo quasi dieci anni in una punk rock band, hai deciso di seguire un altro percorso musicale, l’indie folk. Apparentemente, i due generi sembrano lontanissimi. Perchè questa scelta e secondo te cosa hanno in comune questi due generi?
In comune direi poco. Quando ho iniziato a suonare punk rock ascoltavo già moltissimi generi diversi. Molto spesso prendevo la chitarra e iniziavo a suonare canzoni di vari artisti passando da un genere ad un altro. Mi ricordo che amavo suonare canzoni dei Nirvana, per poi passare ai Pearl Jam e magari finire con brani dei Dire Straits. Diciamo che sono sempre stato molto amante delle sonorità Folk e Southern Rock, quelle melodie con influenze Country (penso ad esempio a John Mayer, ma potrei citarne moltissimi altri), e forse è questo il vero motivo per il quale ho iniziato a fare questo genere musicale.

born-in-a-room_cover_InthefleshThe Wanderer. Quando l’ho sentito la prima volta, mi è subito venuta in mente la canzone interpretata da Johnny Cash. E’ un caso? da dove nasce questo nome?
Ovviamente il primo a convincersi di un nome deve essere l’artista stesso. Per me non è stato semplice scegliere un nome che mi identificasse come persona e come artista allo stesso tempo. Non c’è un legame diretto con la canzone di Johnny Cash, nonostante sia un artista che adoro, diciamo che è più un’etichetta che contraddistingue questo periodo della mia vita. Da qualche anno infatti, per motivi principalmente lavorativi, viaggio molto tra Veneto, Lombardia e Svizzera, anche più di una volta a settimana, quindi direi che il termine “viandante” si sposa molto bene.

Born In A Room, il tuo primo EP sotto il nome The Wanderer. Da dove nasce il titolo?
Il titolo è un riferimento ben preciso alla mia camera da letto, dove ho trovato la mia prima vera ispirazione. Lì ho scritto e composto tutti i 7 brani contenuti in questo EP, è stato il luogo in cui sono riuscito ad esprimere le mie emozioni e il mio stato d’animo nel modo più sincero. Le canzoni sono “nate in una stanza”, per me sinonimo di rifugio, era giusto quindi dare a questo luogo l’importanza che merita.

Le tracce del disco a mio parere compongono un percorso della vita di una coppia: la difficoltà, il ri-innamorarsi, il superare le difficoltà insieme, e si conclude con il perdono dell’innamorato. Una conclusione diversa rispetto alla prima traccia, con la possibilità di riniziare. Ho capito qualcosa di quello che ci volevi dire, o sono proprio fuori strada?
L’interpretazione è corretta. Le storie raccontate in questo EP prendono spunto da esperienze vissute, non sempre in prima persona. Toccano vari aspetti della vita di coppia in cui si alternano momenti di gioia e sofferenza e nei quali molte persone si possono riconoscere.

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Ascoltando il tuo EP mi sono venuti in mente i Mumford & Sons, ma anche Tracy Chapman (soprattutto l’inizio di Cadillac mi fa tornare in mente la sua Fast Car) – quali sono gli artisti che ti hanno influenzato per la composizione di questo EP?
Sicuramente i Mumford and Sons sono una band che seguo e ammiro. Altre influenze sono state Jack Savoretti, in particolare quello dei primi album, John Mayer, Foy Vance e più in generale il panorama folk di stampo americano.

Domanda un po’ d’obbligo: credi che ci sia spazio nel panorama italiano per un genere come l’indie folk?
Considerando i nuovi artisti emergenti che si stanno affermando in questo ultimo periodo direi che il mio genere è un po’ lontano. Comunque quando ho iniziato a scrivere e comporre i miei brani, non mi sono mai soffermato troppo a pensare se questo genere potesse avere uno spazio importante in Italia. Credo che di generi ce ne siano tanti ed è quasi impossibile essere etichettati all’interno di uno solo. La cosa più importante per me in questo momento è far conoscere la mia musica.



 

Andrea

Appassionato di ogni genere di musica fin da giovane età, una delle poche cose senza cui mi è impossibile vivere. Una strada contorta e svariata, partendo dal punk rock, passando per il rock classico, blues, jazz e indie. Un'unica certezza: "Abbiate una fiducia di ferro in voi stessi, ma dubitate sempre: vi tiene svegli e all’erta. Pensate sempre di essere i figli di puttana più fichi della città, e pensate sempre che fate schifo!"

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