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Lume

Sono andato a sentire ALBERT @LUMe ed è stato stranamente affascinante – (24/02/2017 MILANO)

Ieri sera completamente a caso mi sono ritrovato dopo aver mangiato una pizza, al LUMe, un locale/centro sociale in centro a Milano che mai sospetteresti della sua esistenza.

Ho sempre avuto un debole per questi posti autogestiti nascosti, non essendone un abituale frequentatore. Attaccato alla chiesa di San Nazzaro dietro all’università statale si passa per una piccola porta per entrare in uno stanzino che continua in un minuscolo passaggio che porta a quella che può sembrare una ex Cripta.

Effettivamente mi è stato spiegato essere una struttura del 1600 occupata chissà quando, diventata poi uno spazio artisTico/culturale universitario. Non sapendo quasi niente di quello in cui stavo per imbattermi, io ed un amico ci presentiamo alle 21.30. “Locale” chiuso e due anime ad aspettare: “ottimo” penso. Si vocifera l’arrivo imminente di un certo Albert, una promessa dell’hip hop classe 1997. Ma non si vede ancora da nessuna parte.

Facciamo così, andiamo a prende una birra dal kebabbaro mentre aspettiamo”.

Ma niente, Amir ha solo Beck’s analcoliche (sì, esistono). Ci rifugiamo in un bar imboscato a Crocetta dove riusciamo a rimediare solo due Tennent’s a 5 euro l’una (esticazzi). Torniamo indietro, pian piano il posto si sta popolando. Io ed il mio amico ci accorgiamo di essere decisamente i vecchietti della compagnia (il che è tutto dire), ma va bene così. “Entrate che tra cinque minuti inizia il contest!”. “Contest?”, penso.

Ebbene sì, mi sono ritrovato ad una gara hip hop open mic. 

 

Un post condiviso da Elia Tombacco (@comegiocatombacco) in data:

Così entriamo, supero le strettoie affollate e mi ritrovo davanti a dei gradini in discesa, alti tipo un metro ciascuno. Dopo vari balzi atletici entro nella Cripta Occupata (così la chiamavano), gente in semicerchio, un beat “bum cha” e nell’aria THC talmente denso da poter essere toccato, che, anche nolente, non potevi non respirare.

Parte il pre-contest: un certo Mordecai (che poi si scopre essere un rapper di nome Juda in incognito) allieta il pubblico con un freestyle in stile amatoriale e ironico, si conquista subito la gran parte dei presenti. La Cripta si riempie sempre di più. Inizia il contest con giuria dedicata e una decina di contendenti di cui, purtroppo, non ho compreso di tutti il nome. Per primo si distingue Sorcho

Finalmente arriva il turno di Albert e sembra che tutti lo stessero aspettando. Si esibisce con Calamità. Subito a seguire una serie di rapper emergenti nella scena milanese. Degni di nota gli HDMI Ent. (come il cavo, sì) che si esibiscono con un pezzo densissimo di parole anche se mi accorgo essere più bravi nel freestyle. Finisce il primo round e rimangono in gara solo alcuni elementi. Le successive manches sono dettate da continue sfide a colpi di beat da cui Albert ne esce vincitore dopo pezzi come Ottobre e Come gli americani.

Di questo vincitore non conosco molto (fino a ieri non conoscevo proprio), anche se oggi in treno ho ascoltato buona parte dei suoi pezzi e devo dire che è un personaggio che ha un suo perché ed ha un suo giudizio sul mondo ed il panorama discografico che lo circonda (cosa non scontata al giorno d’oggi). Basti pensare al suo ultimo pezzo citato, dove affronta in prima linea il fenomeno della Trap music che nell’ultimo periodo ha preso piede in Italia con artisti come Sfera Ebbasta.

Purtroppo la mia vita lavorativa della settimana appena passata non mi ha permesso di arrivare a chiusura, ma da esterno questo scenario dell’underground milanese mi ha molto colpito, nei suoi pregi e nei suoi difetti. Chiunque aveva la possibilità di esibirsi nella cripta sotto il suolo della città e chissà, magari di essere notato da qualcuno e distinguersi in questo genere che pullula di finti poeti e giullari col rolex.

Ah, dimenticavo:

“Ragazzi, io sono una sedia”

 

 

Elia

Giovane videomaker, aspirante sceneggiatore e DOP (no, non è una bestemmia). Appassionato di storie raccontate per immagini in movimento. Sono del parere che le cose vadano fatte per bene, nel giusto o nello sbagliato che sia. Fumo Camel, preferisco la birra ai drink e Tarantino mi fa sbroccare.

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