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i Cani Live

Sono andato a vedere i Cani e Calcutta @Alcatraz (Milano 21/02/2016)

Sono andato a vedere i Cani e Calcutta ed è stato strano.

Entro verso le 20, pochissima coda e facilmente mi posiziono sulla mezz’ala avanzata (quasi sotto le casse, posto peggiore al mondo per un concerto). Inizio a guardarmi intorno per capire con chi devo convivere due o più ore di una qualunque domenica sera che da lì a poco non sarebbe più stata “qualunque”. C’è un po’ di tutto: dal milanese fighetto a quello alternativo, ci sono hipster di vecchia generazione e quelli di nuova con il loro baffo ottocentesco più curato di un bonsai. Ci sono ronci veri e ronci finti, insomma una platea composta dal più svariato genere di etnie; ma una cosa li accomuna tutti: l’età.  Mi sembrava di essere all’uscita del Liceo Volta.

Ma veniamo alla musica. Apre il buon Calcutta (quinto disco e brano migliore del 2015 secondo Rockit). Ero curioso, non sapevo cosa aspettarmi; e alla fine sono rimasto un po’ deluso, Calcutta si presenta impresentabile, non capisco se è fatto veramente o è una finta per sembrare fatto e quindi fare scena. Però non sto a giudicare questo. Sbiascica nel presentare la canzoni, suona 25 minuti. Però una cosa la devo dire: che voce. Si trasforma quando canta, diventa un altro, ha una forza interiore e quello che canta viene da dentro, da un disagio reale; un disagio che incontra quello del pubblico dell’Alcatraz che entusiasta e trasportato risponde. E devo ammetterlo, rispondo pure io.

Calcutta

Poi ci sono i Cani.

Premessa: i Cani io li ho approcciati tardi, non sono uno degli affezionati, sono uno più da Glamour che da Il Sorprendente Album d’Esordio. Anzi, a dirla tutta io sono d’Aurora, io sono andato per Aurora. E devo dire che questo un po’ l’ho pagato. Si parte benissimo però, Baby Soldato mi entusiasma, il pubblico canta e i suoni sono perfetti. Subito dopo c’è un omaggio a Buddha con Protobodhisattva che scalda la platea e fa da apripista a brani più movimentati: Le Coppie, Asperger e Hipsteria. I giovani si scaldano e vicino a me si crea il così detto pogo, parola orribile che non sopporto. Ci provo pure io per 5 minuti, ma mollo subito. Disagio.

I Cani LiveIl concerto prosegue alternando magistralmente brani vecchi a quelli nuovi, si passa come se niente fosse dal disagio adolescenziale alle domande più profonde dell’essere umano. Sparire è da pelle d’oca, Corso Trieste pure. Mentre guardo, ascolto e medito, vedo una persona sul palco (Niccolò Contessa) che oggettivamente è un musicista, un cantautore, è capace, è professionale. Si spende, comunica.

Calabi-Yau mi dà la conferma che anche musicalmente sono impeccabili, brano che crea un’atmosfera surreale, per qualche minuto l’Alcatraz diventa una spiaggia al crepuscolo, dove l’unico rumore che si sente è quello delle onde che solcano la sabbia. Bravissimi i turnisti che lo accompagnano.

Dopo due encore da vero divo il buon Niccolò regala ai suoi fan le tante invocate Velleità e Lexotan (per me poteva finire benissimo con Calabi-Yau. L’ho pensato ma non l’ho detto, I Cani 2016altrimenti sarei disteso sanguinate sull’appiccicaticcio pavimento dell’Alcatraz). Il pubblico si concede all’ultima ressa finale. Il tutto finisce.

Mentre uscivo ho chiacchierato con un ragazzo riguardo al concerto, io dicevo quanto mi son goduto i pezzi d’Aurora e lui quanto quelli di Glamour and Co. Mi ha detto: “se non vado per questo, per l’adrenalina che si crea, per gli spintoni e per le urla, per cosa vado?!” – più o meno ha detto così, credo – Ci ho pensato su e ha ragione.

Ora ho capito, la grande capacità de i Cani è quella di saper raccontare uno spaccato di vita reale in cui diverse generazioni, chi più, chi meno, ci si ritrovano e si sentono per questo, meno soli.

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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