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The Cure - Live

Sono andato a vedere i THE CURE @ Assago, Milano

Prima di parlare di qualsiasi cosa che è accaduta ieri sera a Milano è doveroso fare una breve premessa.

Allora, cercherò di essere chiaro nonostante l’ora tarda e la mia dubbia capacità nell’esprimere concetti in generale.

I Cure hanno per me un’importanza cruciale (attuale) si a livello strettamente musicale, ma soprattutto per i contenuti da loro espressi: amore / paura / angoscia / speranza / tristezza / felicità. Pochi gruppi nella storia della musica hanno saputo trasmettere in maniera così viva e cruda i grandi misteri dell’animo umano.

L’idea è che i Cure sono state le radici di un certo genere che ora ascoltiamo e idolatriamo, è come se molte delle band contemporanee abbiano preso un pezzettino dei Cure, e che questo oscuro, contorto, complesso pezzettino sia stato fonte di ispirazione. Quindi per me vedere per la prima volta dal vivo l’ormai grassoccio e goffo Robert Smith è stato come toccare con mano quel qualcosa che mi ha portato ad amare ed apprezzare un certo tipo di musica, ma in realtà la musica in generale. E’ stato un ritorno alle origini, una presa di coscienza del perché ascolto la musica; una specie di genesi rivelatoria.

Ed è per questo motivo che ora sono qui a scrivere.

Ok, arriviamo a ieri sera. Anzi no alt, altra premessa di, giuro, 4 righe wordpress:

Questo non è un live report, ma sono solo alcune considerazioni sull’evento in sé, tanto tutti possono immaginarsi quanto sia stata struggente Pictures of you, angosciante A forest, divertente Close to me, liberatoria Friday I’m in love, visionaria Just like Heaven e poi Lovesong, Lullaby.. ecc.

Bene, ora ci sono:

– Lo spettacolo è durato per quasi 3 ore con oltre 30 canzoni in scaletta, solo il mitologico Springsteen ho visto far di meglio.

– Di solito ad Assago il suono è na schifezza, ma in realtà da dove ero io si sentiva alla grande, quindi, ottimo!

– Musicalmente i Cure sono ancora una bomba e Robert Smith a livello di voce è una roba impressionante, mette i brividi. Insieme all’eterno frontman, la formazione comprendeva Simon Gallup (il basso dei Cure da Seventeen Seconds), Jason Cooper (batteria), Roger O’Donnell (tastiere) e Reeves Gabrels (chitarra).

– La scaletta è stata Wish oriented, ma non sono mancati altri classici presi dai vari DisintegrationSeventeen Seconds e The Head of the Door.

– La fauna che ho trovato ad Assago era molto variopinta, ho incontrato reduci dark wave degli anni ’80, con la loro area di supponenza che in parole si potrebbe tradurre “che ne sai tu dei Cure che manco eri nato”; ma c’erano anche tanti giovani miei coetanei con gli occhi pieni di stupore nel vedere così tanta bellezza.

– Lo ammetto mi sono commosso su Pictures Of You, altro che Boys don’t cry, a me qualche lacrimuccia è scesa.

Insomma, gli ormai vecchietti dark hanno fatto un grande spettacolo, portando in scena canzoni di altri tempi ma come non mai attuali. In questa notte nebbiosa di tutti i Santi, la maschera dark di Robert Smith ha regalato ad un pubblico sbalordito uno spettacolo realmente grandioso, dove a vincere non è stata la grigia tristezza, ma la grande gioia nel fare musica, e che musica!

Concludo con un ulteriore pippone finale: nonostante sia autunno, nonostante abbia appena visto una delle band più malinconiche e cupe della storia della musica, nonostante molto del contenuto da loro cantato sia tutt’altro che speranzoso e positivo, io quello che mi porto a casa è una grande felicità nell’aver visto qualcosa di bello e vivo

Vado a letto con il sorriso, sperando, però, di non sognare foreste scure e ragni che mi avranno per cena.

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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