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Marillion Live

MARILLION Live @ teatro degli Arcimboldi (Milano, 04/10/17)

Oggi i Marillion stanno vivendo indubbiamente una seconda giovinezza, tanto da essere forse la più grande progressive-rock band in circolazione. Il loro ultimo album, F.E.A.R. (fuck everyone and run), è stato premiato come il miglior album del 2016 agli “U.K. Prog Awards”. Un album di denuncia, sul fatto che il nostro pianeta sta andando lentamente a morire (e noi con lui) a causa della cupidigia di pochi e dell’indifferenza dei più (il ringraziamento della band all’Italia per ciò che fa per i migranti dimostra la loro attenzione ai problemi d’attualità).

Quale sorpresa più gradita, quindi, che sentirsi dire, dopo la splendida suite d’apertura (El dorado):

“stasera suoneremo tutto l’ultimo album senza interruzioni, spero non dobbiate andate in bagno proprio ora!”

Marillion Live Arcimboldi
Marillion Live Arcimboldi

Muovendosi con la sua voce magnetica sulle atmosfere ipnotiche e malinconiche dell’album, Steve Hogarth conferma di essere un frontman fuori dal comune. Lo vediamo passare dalle tastiere alla chitarra, dal proscenio alle retrovie, ma è lui, un giullare dalla maschera triste (perché “finito lo spettacolo si ritorna nell’oscurità”), il re del palco. Per stasera siamo suoi.

Marillion Live Arcimboldi
Marillion Live Arcimboldi

L’urlo “We are together” si colora di note in maggiore: è una liberazione, o meglio l’inizio di una speranza. Ma siamo solo all’inizio…
E infatti eccoli i New kings, “too big to fail, too big to fall“: i nuovi padroni del mondo, coloro che tessono le trame invisibili del pianeta (“Greed is good” è il loro motto, e la terra appartiene loro).
“I can’t believe the news! They can do everything!”… per arrivare a chiedersi: “Why is nothing ever true?”. Che struggimento! Che finale!

SECONDA PARTE
La seconda parte dello show si apre con “The space…” per poi proseguire con una strepitosa Afraid of sunlight (con dedica a Tom Petty).
Le “disperate strida” di The Great escape riempiono il teatro: la voce di Hogarth si fa atmosfera, tanto quanto gli assoli evocativi della chitarra di Steve Rothery.
C’è spazio anche per gli scherzi e le battute e, in un clima rilassato, voce e basso si concedono un piccolo scambio jazz come stacchetto prima di Easter.

Ed ecco che accade l’inaspettato: Hogarth scende dal palco a passo di carica, gli spettatori delle prime file gli corrono incontro e lui spalanca loro le porte dell’orchestra. L’evento va assumendo connotati decisamente più rock (anche nella scelta dei brani).
Peccato che qualcuno abbia detto all’esuberante frontman che l’orchestra rischiava di crollare sotto il peso della folla e quindi… tutti ai propri posti accompagnati dalle note di House of rising sun (improvvisata alla grande come tappabuchi e per sdrammatizzare). Il bagno di folla quindi è durato solo il tempo di Go, ma ne è valsa la pena!

 

Marillion live at Arcimboldi • #Marillion #2017 #live #concert @marillionofficial

Un post condiviso da InTheFlesh (@blogintheflesh) in data:

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Man of a thousand faces, l’ultima canzone (e una delle migliori della serata) prima della seconda e ultima pausa, viene accolta da un boato e da applausi a tempo: il pubblico non è stanco, vuole un gran finale.

TERZA PARTE
Waiting to happen e l’immancabile Neverland, ispirata all’isola che non c’è di James Matthew Berry, chiudono la serata.

“Quando il buio mi assale

A faccia in giù, più vuoto dello zero

Invisibile vieni verso di me

Sommessamente 

Ti metti accanto a me

Mi sussurri: “”Eccomi!”

E la solitudine svanisce.”

E i classici firmati Fish (il primo cantante)? Di Misplaced childhood (di cui è uscito quest’anno un cofanetto pieno di curiosità e chicche) manco l’ombra. Eppure, come ho scritto in apertura, la seconda giovinezza dei Marillion ha prodotto tante gran belle canzoni che non ci è rimasta neanche l’ombra di un rimpianto.

 

 

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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