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MI SONO PERSO IL TOUR DI STEVE HILL (E UN SACCO DI ALTRI EVENTI), MA…

A volte, purtroppo, capita di venire a conoscenza di un evento solo quando quest’ultimo è passato e quando capita è bruttissimo. Non si può essere dappertutto, ma resta comunque un’ombra di rimpianto per un’occasione sprecata.
Il mese scorso mi sono lasciato sfuggire, in realtà, una marea di serate interessanti (solo a Milano bisognerebbe avere il dono dell’ubiquità per essere assolutamente certi di aver visto e ascoltato ogni concerto meritevole): dalla Dave Matthews Band alle grandi jazz band del BlueNote, per arrivare ai più divertenti Derozer o ai Matrioska… In realtà mi sono perso proprio tutto!
Ma il musicista che più mi rammarico di non aver visto dal vivo è Steve Hill: una one-man-blues-rock-band e un soggetto davvero pittoresco.
Ho iniziato ad interessarmi a lui per due motivi: il primo è perché non ne avevo mai sentito parlare e il secondo è questo video (che io ho visto evidentemente troppo tardi), realizzato negli studi di Radio Lombardia durante la presentazione del suo tour italiano ai microfoni del programma “LineaRock“.

Non passando da Milano, ma da piccoli locali in altre città, non mi stupisce che la pubblicità all’evento sia stata poco efficace. Tuttavia mi sarebbe davvero piaciuto esserci: la dimensione raccolta di certi live rende ogni performance più intima e vera.
Eppure il canadese Steve Hill, da noi semi-sconosciuto-, non è per nulla un artista mediocre: si è esibito in carriera con nomi del calibro di Ray Charles, BB King, ZZ Top, Jimmie Vaughan, Hubert Sumlin e Jeff Beck, oltre ad aver vinto sette prestigiosi riconoscimenti, tra cui un Juno Awards e un Maple Blues Award.

Tuttavia egli si pone come un one-man band: scelta affascinante che lo rende più simile a un suonatore di strada che a una rock star.
Quante volte ci siamo incantati di fronte a una performance inaspettata e sbalorditiva in una piazza, in stazione o sul marciapiede di un viale alberato: uno stupore infantile ci blocca e, come per incanto, siamo portati in un’altra dimensione fatta di bei ricordi e sogni ad occhi aperti. Eppure questa sensazione straordinaria è un’esperienza reale: nasce all’improvviso di fronte a un artista in carne e ossa, che puoi vedere proprio di fronte a te, e non dall’ascolto di una musica in radio o dal cellulare. È per questo più intensa: come vedere una donna reale rispetto a una fotografia. Si tratta di un incontro personale con un uomo e la sua arte e non c’è nulla di patinato in questo. Non c’è trucco né inganno: se uno è bravo lo dimostra così.

Concludo dicendo che, nonostante il rimpianto, mi è rimasto il desiderio di incontrarlo e questo è un onore che non tutti i musicisti che ho scoperto di recente si sono meritati.
E, per finire, faccio una promessa a me stesso: il prossimo articolo dovrà essere un live report: l’astinenza da concerti, evidentemente, si sta facendo sentire…

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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