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Una piccola giacca perduta

LOST

Michael Giacchino e J.J. Abrams.
Presi singolarmente sono dei veri geni nei rispettivi campi, uno compositore (premio Oscar per le musiche di Up), l’altro regista e creatore di svariate serie Tv e film di fantascienza (che ha in mano il futuro dei fan di Star Wars!).
Ma loro, a dirla tutta, sono una coppia d’oro. Come regalano emozioni questi due raramente si vede in giro.

Michael Giacchino and JJ Abrams at Star Trek Into Darkness music recordingNon sono un esperto di musica classica, ma non posso non riconoscere la bellezza di certi pezzi (i 3 movimenti della sonata Al Chiaro di Luna di Beethoven per esempio mi fanno impazzire).

Le emozioni musicali non si controllano e personalmente quando sento un pianoforte e un violino mi viene la pelle d’oca.. se poi aggiungiamo un’arpa, qualche violoncello e un direttore d’orchestra come Michael si raggiunge la perfezione.

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In questa prima parte dedicata a Michael parlo di “Moving On”, tratta dalla colonna sonora dell’ultima serie di Lost, ultima puntata, ultimi minuti.
Parto dal presupposto che aver visto la serie e l’ultimo episodio facilita la lettura dell’articolo e aiuta ad immergersi nel mondo creato da J.J. Abrams, nonché sprofondare nei propri ricordi.
Si perché come succede nella serie, i ricordi sono al centro della storia.
Dalle prime solitarie note si viene travolti da tristezza. Tanta.
Ce n’è anche nelle immagini che scorrono, tra Jack e suo padre. Ma la si sente anche dentro, personalmente.

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La melodia è lenta, un accompagnamento che introduce ad altro. Si aprono porte nei ricordi, sempre più presenti man mano che la potenza degli archi aumenta. La tristezza accompagna l’ascolto ma non è negativa, ha un qualcosa di positivo, di attesa. I ricordi sembrano portare ad altro.
Li vedi a rallentatore, proprio come sono rallentate le scene dentro alla chiesa. Dove tutti sono riuniti, si sono ritrovati e sono contenti perché hanno capito, finalmente hanno capito che devono andare avanti, “moving on” appunto.
Hanno capito che devono farlo insieme.

Il meraviglioso montaggio ci fa vedere anche l’altra realtà, quella “del presente”. Dove Jack (Matthew fox) è sofferente sull’isola, sanguinante. Morente.
Sta lasciando chi ama con la promessa di ritrovarsi.
Ecco cosa si prova. La tristezza della musica si trasforma in attesa, in desiderio, felicità magari.
La melodia incalza, gli archi si fanno più potenti.
Ed ecco lei: Kate (Evangeline Lilly) che lo accoglie con il più bel sorriso di sempre: ecco l’attesa di Jack. Ecco cosa, in parte, lo rende felice. Quel sorriso.

kate Ma la tristezza contrasta, è ancora presente. Perchè quel sorriso non basta a Jack.
Rimane fino a che gli archi con la loro imponenza non la coprono, e le porte si spalancano. Poi la luce.
Quella luce. Quella che stavano aspettando. Quella che stiamo aspettando.
Viene da chiedersi come una musica riesca ad esprimere tutto questo così perfettamente. Come riesca ad accompagnare così bene le immagini a video.

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Jack vede andare via i suoi amici dall’isola, ironicamente su un aereo. Ride di questo ma è contento perchè in fondo sa che non li ha persi e li ritroverà.

Poi bianco e sull’ultima lunga, lunghissima nota di violino, trattenuta come un respiro, un occhio si chiude.

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Ma non finisce niente, le emozioni rimangono. Di quello si parla.
Si rimane di pietra. Non sai se trattenere il fiato per non rovinare questo momento.
Si è più felici dopo l’ascolto?
No non penso. Forse si rimane con una domanda ancora aperta, un po’ come le tante della serie. Ma dopo questo movimento interiore la voglia di stare fermi scompare. O per lo meno ci fa pensare.

Il fatto che una melodia e delle immagini possano muovermi così tanto ha dell’incredibile. Lo dirò sempre.
E spero che in minima parte durante l’ascolto, qualcosa si muova anche a voi.

“see you in the other life, brother”


Sonic

Guardo il mondo attraverso un obiettivo, monto video e faccio foto. I filmini di laurea per fortuna sono un lontano ricordo. Sonic è meglio di Mario e il finale di Lost è perfetto.

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