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13 – Thirteen Reasons Why

Avete presente quei giorni in cui arriva sera e avete voglia solo di staccare il cervello? Bene questa serie mi è capitata sott’occhio proprio in un momento di questi. Una sera mi siedo sul divano, accendo la tv e vedo cosa mi propone Netflix: e “Bam!” appena apro l’app parte a volume indecente il trailer di “Thirteen Reasons Why” che detto fra noi è decisamente meglio della traduzione italiana del titolo “Tredici”, perché contiene in sé il fil rouge che guida tutta la serie. “Ma sì, tanto sarà un teen drama di quelli per adolescenti in crisi ormonale” mi dico, anche se effettivamente la sinossi dava indizi totalmente diversi, quindi schiaccio Play.

Parte una carrellata in allontanamento da un armadietto tipico dei licei americani con sottofondo una canzone a volume basso. Allora prendo il telecomando per alzare il volume anche se penso sia impossibile dato il casino del trailer di pochi secondi prima. Non faccio in tempo a cercare il tasto “+” che una voce estremamente sensuale dice:

“Hey it’s Hannah, Hannah Baker.. Don’t adjust your… whatever device you’re hearing this on. It’s me, live and in stereo.”

(ehi, sono Hannah, Hanna Baker, non sistemare… qualsiasi cosa tu stia usando per ascoltare. Sono io, qui e in stereo). E basta… da questi primi trenta secondi ho capito che questa serie mi ha già conquistato.

Il nostro protagonista (o meglio dire co-protagonista) è Clay Jensen (Dylan Minnette) che una sera si ritrova sette audiocassette fuori dalla porta nelle quali Hannah Baker (Katherine Langford), la ragazza prima citata, spiega le ragioni per cui si è tolta la vita e ciascuna di esse è dedicata ad un personaggio differente. Così le orecchie di Clay diventano il nostro sguardo sulla vicenda e ripercorriamo la storia della ragazza e di tutto il mondo che l’ha circondata da quando tutta la storia è iniziata.

Tratta da un romanzo del 2007 di Jay Asher, creata da Brian Yorkey e prodotta da figure come Selena Gomez, questa serie tv reinventa un genere, nella sua immensa drammaticità. Rende un teen drama fruibile da tutti. In un’epoca digitale, sempre connessa, dove è difficile mantenere i segreti e paradossalmente fare sentire la propria voce, le audiocassette hanno un particolare fascino. Per volontà della ragazza la realtà dei fatti è nascosta ed è passata di mano in mano per 12 volte, fino a Clay. Così la ragazza continua a perseguitare i vivi, seppur morta.

13 reason Why è una storia raccontata a 360, accoglie la narrazione di una quotidianità scolastica, familiare e interiore. Racconta in modo documentaristico ed estremamente rispettoso la vita di questi ragazzi, educatori e genitori affrontando un tema molto delicato e spinoso come quello del suicidio.

Vivamente consigliata la visione: la trovate su Netflix e, come sempre, suggerisco la lingua originale (non potete proprio perdervi la voce di Katherine Langford).

Ecco qui il trailer: 

 

 

Elia

Giovane videomaker, aspirante sceneggiatore e DOP (no, non è una bestemmia). Appassionato di storie raccontate per immagini in movimento. Sono del parere che le cose vadano fatte per bene, nel giusto o nello sbagliato che sia. Fumo Camel, preferisco la birra ai drink e Tarantino mi fa sbroccare.

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