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DEEP PURPLE @ IPPODROMO DI MILANO (21/07/13)

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. A recensire una bomba dal vivo si rischia di perdere le gambe.

Deep Purple: 92 album pubblicati, 45 anni di storia, oltre 100.000.000 di copie vendute, nel Guinness dei primati come band più rumorosa del mondo, icona tra i progenitori dell’hard rock. L’attesa è spasmodica.

In zona vip, vestito di un tailleur di zanzare, mi tocca però sentire l’esibizione de “I cosi”. Ora, io non so chi abbia voluto che una band del genere aprisse a delle leggende viventi ma senza dubbio la scelta non è stata delle più fortunate. Non sapevo chi fossero -ammetto la mia ignoranza-, non li avevo mai sentiti prima (per fortuna), non so quali interessi di mercato abbiano potuto sottostare a una simile decisione e, oltretutto, il genere di sti “cosi” non è che sia proprio il mio preferito… una sorta di indie-country a sostenere testi per lo più riguardanti amori frustrati: molte velleità ma pochi risultati (e pochi applausi).

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Ecco che finalmente si spengono le luci ed esplode “Fireball”, seguita a ruota da “Into the fire”. Ian Gillan è vecchio ma furbo e gioca magistralmente con la voce sporcando gli acuti: meno limpido ma molto efficace!

“Hard lovin’ man”, con la sua cavalcata in apertura, sveglia decisamente una platea vispa e partecipe. Prima grande prova per Morse (ex Dixie Dregs) e Airey, impegnati in un botta e risposta senza esclusione di colpi.

“Vincent price” (very heavy!), dall’ultimo splendido album “Now what?!”, raccoglie meritati applausi che riempiono il silenzio prima di “Strange kind of woman” (1971), chiusa con uno dei loro classici duetti chitarra-voce. Ovazione meritata e un sentito ringraziamento di riflesso al pubblico.

deep1A Steve Morse tocca il primo solo della serata: una pedaliera ben fornita, sfruttata per tutta la sua estensione, per un celestiale one man show. Giù il cappello! Si continua.

Ian Gillan rientra con un gilet di pailette dorate: unica nota trash del concerto.

“We’ve all the time in the world”, da “Now what?!”: momento rock ballad per riprendere fiato fino alla strepitosa fuga di musica classica sul finale.

“The Mule” e finalmente sale in cattedra uno dei tre membri della formazione originale: Ian Paice (pensate che durante un concerto del “Trio Bobo” ho sentito Christian Meyer additarlo come uno dei suoi maestri). Coinvolto in un assolo infinito non sbaglia un colpo ma, d’altronde, c’era da aspettarselo.

“Body line” con uno splendido solo di tastiera e “Lazy” (1972), uno dei momenti più emozionanti della serata: sul mio taccuino la sottolineo con cinque punti esclamativi.

“Above and beyond” e “No one came” che precede il secondo one man show della serata: il “keyboards solo” di Don Airey (ex Jethro Tull, Ozzy, Rainbow, Black Sabbath e Whitesnake). Chiuso in un’astronave di synth e tastiere sembra avere otto mani! Tra Mozart e Jerry Lee Lewis dimostra tutta la sua bravura. Voto 10 (come a tutti gli altri, ovviamente).

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Avrebbero anche potuto andarsene e sarebbe stato comunque un grande show e invece…

1-      “Perfect stranger” (1984, la mia preferita!): headbanging forsennato e perdita totale del contegno, strepitosa! Jesus christ Superstar sul finale a ricordare l’introvabile versione del 1970 che ha visto Gillan protagonista nel ruolo di Gesù: uno dei miei 3 album rock preferiti di sempre.

2-      “Space truckin’”!!!

3-      Preceduta da uno stacchetto di Steve Morse… “Smoke on the water”!

PAUSA (30 secondi)

4-      “Hush”, cover di Joe South del 1968, con Morse e Airey assatanati e per finire, dopo un incalzante solo di basso…

5-      “Black nigh”(1970)!

Non potendo più pretendere da Gillan “Child in time”, non poteva esserci scaletta più completa e risolutiva!

Concerto straordinario da parte di una band tra le musicalmente più complete che il rock abbia conosciuto.

 

TRACKLIST:

Fireball
Into the fire
Hard lovin’ man
Vincent price
Strange kind of woman
Guitar solo
We’ve all the time in the world
The mule
Body line
Lazy
Above and beyond
No one came
Keyboards solo
Perfect stranger
Space truckin’
Smoke on the water
Hush
Black night

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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