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IVENUS @ OVO SODO (30/08/13)

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PARTE 1 – PARS DESTRUENS

Forse la prospettiva dalla quale ho assistito alla chiusura del paradossale concerto degli Ivenus all’Ovo di Daverio è stata la più adatta ad entrare nel loro universo poetico disincantato.

Avevo bevuto parecchie birre (per colpa di un mio amico che voleva socializzare con la barista) e ogni azione ha le sue conseguenze, in questo caso impellenti… Allontanandomi dal gruppo continuavo, però, a sentire nettamente le parole amare del commiato, passando per i tavoli interni (gli Ivenus suonavano all’aperto), pieni di ragazzi e ragazze a cui il concerto non interessava. Arrivato in un bagno bianco al neon, solo, come soli sono i protagonisti dei brani, ho potuto immaginare di essere altrove, in una sorta di passaggio dimensionale o nell’astronave russa della copertina del disco “Dasvidanja”, e che uscendo avrei trovato un ospedale, un aeroporto o un bar di Torino: i luoghi, insomma, e le facce che la band stava descrivendo.

Con questo non voglio assolutamente dire che il luogo privilegiato per ascoltare questa band sia il cesso, ma credo sia chiaro.

Forse però il pergolato di un ex circolino di provincia stonava con le atmosfere del punk elettronico, certo più metropolitane.

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In questo contesto bizzarro e, ripeto, paradossale, il pubblico, complice una giustificabile non conoscenza delle canzoni, seguiva indeciso la performance cercando di capire, esitando agli insistenti richiami del cantante che invitava tutti ad alzarsi e partecipare offrendo caramelle come biscottini a cani da ammaestrare. Forse sarebbe stato meglio insistere su questa linea piuttosto che alzarsi tutti e ballare (come poi è successo), spinti dal suono potente del sinth, spegnendo il cervello alle parole tristi di brani come “Settembre”, “Dasvidanja” o “C’est la vie, mon amie”.

Paradossale: “E’ tutto diverso, è tutto sbagliato, che guai…” (“The great capitombolo”).

La richiesta di un bis (“Settembre”, appunto, di cui mi assumo purtroppo la responsabilità) ha trovato inizialmente un rifiuto da parte della band che aveva chiuso scemando con un monologo di commiato ad effetto e che sapeva che pochi erano consci di cosa in effetti parlasse la canzone.

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PARTE 2 – PARS CONSTRUENS

Abbiamo parlato del contesto, ora entriamo nel merito: Ivenus, chi sono costoro? Persone squisite e musicisti che sanno il fatto loro. Studenti e lavoratori che nei weekend girano l’Italia per promuovere la loro musica, senza la pretesa di fare i milioni ma perché convinti di avere qualcosa di buono fra le mani. Band dal suono compatto, frutto di anni di prove e concerti. Non sono bambini, nonostante la loro giovane età.

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Si presentano sul palco in divisa (mossa vincente) e aprono con “POP. Persistent Organic Pollutant”: oltre ai luoghi in cui i ragazzi conducono una vita annoiata e alla deriva, come in un labirinto per cavie, la notte profuma…

“Grazielle” (“No no no, non si fanno sconti / ma è gratis come la tristezza / forse preferivi una buona tazza d’amarezza?”) e a seguire l’incalzante “C’est la vie, mon amie”, uno dei loro racconti di storie d’amore finite male (già commentata un mese fa da Samuele).

“Un tempo bramavo / la mia rivolta in sella” oppure “allora fiutavo un futuro decente” ma “mi spaventa l’istante, mi spaventa la novità…”: “Mangianastri”, titolo nostalgico per uno dei miei pezzi preferiti dal bell’abum “Dasvidanja”.

“Olga” e “Nous”, canzoni non incluse in questo lavoro discografico, convincono; complice uno scatenato Michail Pavlovic Psalmazaar alla chitarra, dalle movenze spastiche, in stile New Wave (vedi Ian Curtis, Diaframma e compagnia…), estremamente coinvolgente oltre che, a tratti, sconcertante: a parte il nome d’arte da rivedere è un personaggio che funziona!

Da lodare anche la parte ritmica: basso e batteria. Sigmund Franz von Radezkij è una sicurezza: i ragazzi si fidano dato che, per loro stessa ammissione, è il più tecnico della banda.

Luca Cascella, alias “Cash nella pelliccia”, si mostra a tratti aggressivo, poco convinto del sound (effettivamente i bassi potevano essere più potenti…), sbrigativo nelle introduzioni alle canzoni, ma canta bene, tra chitarra e tastiere, riuscendo comunque a gestire un live non facile.

Alla fine molti i CD venduti, segno del fatto che, comunque, gli Ivenus son piaciuti.

Questi ragazzi ora aprono i concerti dei Punkreas ma, se il prossimo disco sarà al livello di “Dasvidanja”, sentiremo sicuramente parlare di loro.

Qualcosa di buono può dunque venire da Savona, caro Cash..!

 cash

SCALETTA:

  • POP
  • Ventricoli
  • Grazielle
  • C’est la vie, mon amie
  • Mangianastri
  • Prologo
  • The great capitombolo
  • Olga
  • Nous
  • Settembre
  • Verde
  • Rembrandt
  • Piovra
  • Epilogo
  • Bis Settembre

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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