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MUSE @ TORINO (29/06/2013)

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Gli uomini spesso fanno grandi sacrifici per ottenere quello che vogliono e quando lo raggiungono capiscono che senza quel sacrificio il risultato non avrebbe mai avuto lo stesso suadente e unico sapore della vittoria non combattuta tenacemente.

Stare sotto al sole di una calda giornata di giugno, in piedi, sudore contro sudore del tuo vicino, sentire la pelle squagliarsi con il passare dei minuti, la sete che ti divora, la fame che non ti da tregua, e tutto questo per vedere entrare i tuoi idoli, per sentire quel brivido quando il concerto inizia, per poter urlare “supremacyyyyyyyyy” insieme al vecchio Matthew Bellamy ha un gusto che forse è unico e inimitabile.

Bhe noi siamo arrivati alle 18e30, ci siamo fatti un kebab fuori dallo stadio, abbiamo bevuto una birretta ghiacciata e siamo entrati quando ormai Calibro 35 avevano finito di cantare, eppure è stata una fantastica serata.

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Come appena detto il primo gruppo spalla ce lo siamo perso, con un po’ di rammarico per non esserci gustati le sonorità poliziesche che ormai da anni caratterizzano la band Milanese. Però chi mi conosce da anni e non lo sa, quando sento lo stomaco brontolare stacco la presa del cervello e non capisco più niente. In ogni caso, dopo questa breve digressione sul mio appetito, mi appropinquo a raccontare quello che hanno combinato i ragazzi del secondo gruppo spalla: i Biffy Clyro.

Devo ammettere che sono arrivato con l’orecchio già un po’ scettico sulle sonorità un po’ smielenche del terzetto inglese. e subito mi sono ricreduto. 1,2,3,4 e parte “Stingin’ Belle” che picchia giù duro su chi come me si aspettava già ragazzine che si strappano i capelli e piangono in memoria dei loro amori adolescenziali. Non fraintendete non è che sono saliti sul palco gli Slayer , però ci sapevano fare. Infatti anche la successiva “The Captain” carica il pubblico che ormai è tutto in piedi e applaude convinta. Il cantate con la sua bionda chioma ossigenata è carico e salta per tutto il palco. Si susseguono una serie di ballad: “Bibblical” e “Opposite”, che risultano essere piacevoli e adatte al contesto

La successiva “Bubbles” diverte tutti e fa accendere qualche sorriso tra le persone. “Black Chandelier” e “Montains” chiudono un concerto divertente e che mi ha fatto scoprire una band che non perderò sicuramente di vista nel futuro.

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Ora il pezzo forte. La sera si avvicina, comincia a calare il buio, si accendono le luci sul palco e ciò che tutti stavano aspettando ha inizio. Fuochi e fiamme da ogni angolo dallo stage si accendono e entrano i Muse suonando la carichissima “Supremacy”. Non c’è da perdere neanche un secondo ed ecco che di filato parto “Supermassive Black Holes” e “Panic Station” con annesso un divertente video in cui i politici d’europa, tra cui il non amatissimo dal pubblico Cavaliere, fanno un ridicolo balletto.

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Il spettacolo si sussegue con una serie di pezzi celebri della band tra cui “Resistance”, Knyghts of Cydonia”, “Feeling Good” dove alcuni attori salgono sul palco e interpretano imprenditori e finanzieri assetati di potere e di denaro che lanciano soldi sul pubblico.

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Alla fine muoiono anche e Matthew Bellamy inneggia davanti alle loro tombe. Un po’ senza senso. Ormai la gente è in un delirio e si sento le note di note di “House of the Rising Sun” e tutti giù a cantare a scuarcia gola. Si sussegue “Time is Running Out” e la terra sotto i nostri piedi trema. “Uprising” e “Starlight”, con tanto di lampadinina/dirigibile che volteggia sopra lo stadio, vanno a chiudere un concerto che ci ha fatto divertire, che ci ha emozionati, ma soprattutto che ci ha fatto sentire vivi, che è tutto ciò che noi chiediamo dalla musica e che probabilmente è tutto ciò che la musica chiede a noi.


Samuele

Tecnico di regia radio/TV e fonico freelance. Ho iniziato a fare radio illegalmente nella cantina di casa, genio del suono e non solo. Mi piace mangiare male e fumare ancora peggio.

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