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L’AMORE E LA VIOLENZA

3.6 7.2

Ho ascoltato l’ultimo dei Baustelle, ovvero ho ascoltato l’ultimo di Franco Battiato.

Breve digressione sul pop italiano contemporaneo: il grande tema è ormai sulla bocca di tutti, ne parlano gli addetti ai lavori, i critici musicali che hanno il blog (cit.), i giornalisti, i poeti, i filosofi ecc.: il pop italiano è cambiato, ora si parla di nuovo pop, di pop generazionale, quello fatto di disagio esistenziale, male di vivere, bla bla bla. Quello che era alternativo e di nicchia è ora commerciale e popular bla bla bla.

I Baustelle c’erano prima di tutti e si collocano perfettamente in mezzo a questa new wave post moderna. Io dei Baustelle non so proprio nulla; non conosco nessun album prima di questo, non so da dove vengono, non so la loro storia, le influenze e ancora bla bla bla. Non posso quindi fare nessun grande paragone tecnico musicale da vate della musica sugli album precedenti e di come questi abbiano più o meno caratterizzato l’Amore e la violenza ed eccetera ed eccetera.

Ho ascoltato l’Amore e la violenza, mi è piaciuto (tanto) e quindi ne scrivo.

Vecchi e nuovi sintetizzatori analogici, un vero Mellotron, un organo Vox Continental e poi ancora chitarre elettriche, i timbri naturali di quelle acustiche, un pianoforte. Ecco questi sono gli strumenti che i Baustelle hanno usato per concepire un album che suona libero e sfacciatamente pop (che bello).

Sempre Francesco Bianconi prosegue così dicendo:  “usiamo il Minimoog è perché crediamo che il suo suono abbia la pasta giusta per dare concretezza alla nostra visione. Abbiamo tanti difetti ma non siamo mai stati dei fighetti.”

I Baustelle con l’Amore e la violenza creano un minestrone di generi meraviglioso che dà vita ad un vintage pop capace di evocare immagini e situazioni a dir poco affascinanti, gustosi preamboli retrò, insiemi di parole dal gusto barocco e citazioni d’altri tempi, il tutto però estremamente contemporaneo.

Un sogno colorato, una giostra, le montagne russe.

E così abbiamo Il vangelo di Giovanni sfacciato plagio/elogio al maestro Battiato:

“Io non ho più nessuna voglia di ascoltare questa musica leggera”.

“Up patriots to arms, Engagez-Vous la musica contemporanea, mi butta giù”.

(Up patriots to arms)

“E sommersi soprattutto da immondizie musicali”.

(Bandiera bianca)

Ma va benissimo, ho trovato la nuova Bandiera Bianca e adesso posso andare avanti altri 30 anni. Poi c’è la bellissima Amanda Lear che strizza gli occhi ai Pulp di Common People, (Francesco Bianconi is the new Jarvis Cocker), ma non c’è plagio che tenga, l’album dei Baustelle inizia con il botto, le prime due canzoni sono una doppietta pop meravigliosa ed iper orecchiabile.

Continuando sulla scia battianeggiante si presenta Centro di gravità permanente, anzi no scusate, si chiama Eurofestival, altro brano che non può non ricordare il maestro. Epicurei, Etero e Gay ricordano molto i Gesuiti e gli Euclidei di Battiato. Ancora una volta un chitarrone ed una tastierina evocano sonorità di un tempo ormai passato portando alla mente di chi ascolta una serie di immagini miste tra il kitsch ed il profetico (meraviglioso). “Basso e batteria” passa via veloce ma degna di nota la coda finale robotica stile daft punk; c’è poi “Continental stomp” che potrebbe essere benissimo parte di una colonna sonora di un film anni ’80 stile Beverly Hills Cop.

Insomma: L’Amore e la violenza è un disco colorato (cit.) fatto di canzoni che non hanno paura di essere cantate e che prendono volutamente spunto da un certo gusto anni ’70 e ’80, canzoni dal sapore mistico, nostalgico ma anche contemporaneo.

Dei Baustelle si dice spesso che “sono citazionisti”. E chi non lo è? O meglio, tutti i compositori lo sono quando sono davvero liberi.

Pure questa è una citazione, tiè.

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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