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WISH YOU WERE HERE

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“Ricordi quando eri giovane? Tu splendevi come il sole… risplendi pazzo diamante!”

Sono passati davvero tanti anni da quando per la prima volta feci conoscenza di “Wish You Were Here”. Erano gli anni del liceo, era il giorno del mio sedicesimo compleanno e fu proprio quel giorno che ricevetti quel regalo insolito; dei miei compagni di classe mi consegnarono un pacchettino, capii subito che si trattava di un cd, non aspettai ad aprirlo…

un uomo che prende fuoco che stringe la mano ad un altro uomo.

Wish You Were Here
Front page di Wish You Were Here

Pensai subito: ma cos’è sta roba? La mia conoscenza dei Pink Floyd si era arenata a “Meddle”, un po’ per scarsa voglia di approfondirla ed un po’ a causa dell’ancora immatura coscienza musicale che avevo in quegli anni.

Tornai a casa e misi il cd nel lettore; guardavo i secondi passare sul display dello stereo ma la canzone non voleva partire; tale “Shine On You Crazy Diamond” (ma che titolo assurdo, pensai). Si sentivano degli echi in lontananza, qualche nota di chitarra, ma niente d’incredibile; finché ad un certo punto qualcosa accadde:

3 minuti e 54 secondi, lì mi si spalancò un mondo.

Londra, 1975. I quattro Pink Floyd fanno rientro negli studi di Abbey Road dopo quasi due anni di esibizioni dal vivo e di concerti colossali che portarono in giro per il mondo forse il più grande capolavoro musicale degli ultimi quarant’anni: “The Dark Side Of The Moon”. Sono decisi e convinti nella pubblicazione di un nuovo concept album. 

Questo fatto mi ha sempre fatto pensare, ritornare in studio a registrare un nuovo album dopo aver dato alla luce un capolavoro deve essere veramente difficile; la pressione e l’angoscia sull’esito deve essere altissima. Ma i Pink Floyd non sono umani, dopo “The Dark Side Of The Moon”, ecco “Wish You Were Here”; ed il mondo intero chinò il capo di fronte a così tanta bellezza.

Torniamo negli studi di Abbey Road, i Pink Floyd avevano già l’inizio di un pezzo, “Shine On You Crazy Diamond” era stato ideato durante alcune prove del 1974; Roger aveva aggiunto le parole ad un toccante e lugubre motivo alla chitarra di David. L’introduzione era stata creata con un vecchio trucco: riempire calici da vino con acqua a livelli diversi e poi far scorrere il dito sull’orlo per trarne una nota cristallina. Qui mi fermo un attimo, riporto le testuali parole di Nick Mason riguardo a ciò che accade quel giorno negli studi:

“Fu nel corso di una di queste registrazioni che ricevemmo una visita del tutto inaspettata. Io girellavo tra la sala di regia e lo studio, e notai un tipo grosso e grasso con la testa rasata, che indossava un decrepito impermeabile marrone rossiccio. Portava un sacchetto di plastica di quelli per la spesa e sul volto aveva un’espressione benevola, ma assente. David mi domandò se sapessi chi fosse; e ancora non riuscii a collocarlo, e me lo dovette dire. Era Syd. Sono passati più di vent’anni, ma ancora ricordo quel senso di confusione.”

Syd Barret
Syd Barrett negli studi di Abbey Road, 5 giugno 1975

Ero sconvolto dal suo cambiamento fisico, David Gilmour domandò a Syd di cosa si stesse occupando. “Be”, rispose lui, “Ho una tivù a colori, e un frigo. Ho alcune braciole di maiale in frigo, ma le braciole continuano a guastarsi, quindi devo continuare a comprarne altre.”

Deve essere stato davvero tremendo rincontrare quel ragazzo, senza di lui i Pink Floyd non sarebbero mai esistiti, ma soprattutto vedere un amico in quelle condizioni non può lasciarti indifferente. David, Roger, Richard e Nick non tentano di consolarlo con vane parole, ma rispondono alla sofferenza del loro amico nel modo a loro più naturale: facendo musica.

E così che nascono “Shine On” & “Wish You”, brani impregnati del dolore e della mancanza di una persona amata che si è persa, si è smarrita troppo presto, troppo velocemente.

“You reached for the secret too soon, you cried for the moon” (“Hai raggiunto il segreto troppo presto, hai chiesto l’impossibile”).

Il momento più toccante dell’intero disco si ha nella parte VI-IX di Shine On You, quando le ultime note si smorzano e Wright introduce un meditabondo verso in rubato, sulle note alte, da “See Emily Play”; canzone simbolo dell’era Syd Barrett. “Have a Cigar” mostra il disprezzo verso i “pezzi grossi” dell’industria musicale.

Have A Cigar
Have A Cigar

Che dire di Wish You Were Here? Tutti la conosciamo, tutti l’abbiamo cantata almeno una volta, io l’avrò ascoltata centinaia di volte, ma mi accade sempre la stessa cosa: lo stupore e il contraccolpo di fronte all’attacco della seconda chitarra si ripete ogni volta. Non te l’aspetti, non immagineresti mai che quelle note acustiche vengano fuori lì, proprio in quel momento.

“Allora, pensi di saper distinguere  il paradiso dall’inferno?  I cieli azzurri dal dolore?  Sai distinguere un campo verde  da una fredda rotaia d’acciaio?  Un sorriso da un pretesto?  Pensi di saperli distinguere?  Ti hanno portato a barattare i tuoi eroi per dei fantasmi?  Ceneri calde con gli alberi?  Aria calda con brezza fresca?  Un freddo benessere con un cambiamento?  e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra  con il ruolo da protagonista in una gabbia?  Come vorrei, come vorrei che fossi qui  Siamo solo due anime sperdute  Che nuotano in una boccia di pesci  Anno dopo anno  Corriamo sullo stesso vecchio terreno  E cosa abbiamo trovato?  Le solite vecchie paure  Vorrei che fossi qui”

Come spesso accade le cose più belle vengono fuori in seguito a grandi dolori o a situazioni difficili, ed proprio in questi momenti che il lato umano si mostra senza alcuna censura e senza nessuna maschera. Credo che “Wish You Were Here” sia figlio di questo stato d’animo, l’incontro imprevisto con la sofferenza di un caro amico ha portato i quattro Floyd a parlare di cose reali.

L’immensa bellezza di questo lavoro risiede proprio in questo.

Shine On You Crazy Diamond Part  VI-IX
Shine On You Crazy Diamond Part VI-IX

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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