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Cosmic Falls

Intervista: COSMIC FALLS – Racconta il nuovo album BOREALIS

Cosmic Falls è il progetto solista di Alberto Melloni, polistrumentista e produttore di Riccione.
Attivo da sempre nel mondo della musica, con esperienze come chitarrista nei più importanti live club d’Italia e in molti palchi di tutta l’Europa, Alberto approda nel mondo dell’elettronica spinto dall’incessante voglia di sperimentazione.

Parto dalla prima cosa che mi ha fatto dire: “quest’album lo ascolto sicuro”: la bellissima copertina in stile Orchestral Manoeuvres in the Dark. Figure geometriche e ipnotiche come le sonorità cristalline del tuo Borealis.

Cover - Borealis

Spesso e volentieri la copertina di un album è decisiva per la sua buona riuscita, com’è nata la Cover di Borealis?

Innanzi tutto devo dire che un’altra della mie grandi passioni, oltre alla musica ovviamente, è la grafica. Da sempre infatti curo da solo tutta la parte grafica dei miei progetti musicali, dai vari artwork per le copertine, alle locandine per i concerti, foto e loghi: per questo motivo cerco sempre di avere un occhio di riguardo per questo aspetto poiché penso che la parte grafica di un lavoro musicale sia importante quanto le tracce stesse che compongono l’album.

Io per primo mi trovo spessissimo ad ascoltare dei dischi soltanto perché incuriosito dalla loro copertina e in questa maniera ho avuto modo di scoprire musicisti incredibili come, ad esempio, Tycho che oltre a fare della musica fantastica si cura le proprie grafiche con uno stile e un gusto secondo me bellissimi, ma anche artisti grafici grandiosi che hanno curato le copertine di molti dischi che ho consumato come Leif Podhajsky, che ha fatto le copertine per Tame Impala, Foals, Bonobo, Beck, oppure Neil Krug, fotografo che ha curato le copertine, tra i tanti, di Boards of Canada, My Morning Jacket, Lana Del Rey, Scissors Sisters.

La copertina di Borealis credo rispecchi al meglio l’anima del disco, minimale ma colorata, psichedelica ma ordinata, con quello stile che a me riporta un po’ alle grafiche d’avantgarde di fine anni ’70. 

E’ nata proprio dal mio desiderio di racchiudere tutto lo spirito del disco in una sola immagine ma, allo stesso tempo, creando qualcosa di diverso e che riuscisse a farsi notare al primo sguardo.

Credo che sia un periodo (musicale) molto florido per la musica elettronica, c’è un sano ritorno alla sperimentazione ed a certe sonorità ’80. Come ti ci sei avvicinato a questo genere? Hai iniziato con questo o prima facevi altra musica?

Diciamo che la strada per arrivare alla musica elettronica è stata bella lunga. Io nasco come chitarrista, tra il 2006 e i 2012 ho vissuto a Bologna, lì ho frequentato la Music Academy diplomandomi in chitarra, da lì ho iniziato a suonare veramente ovunque, i primi anni facevo punk suonando tra pub e centri sociali, poi entrai nel giro delle tribute band dove suonavo rock e dove ho avuto la possibilità di stare sui palchi dei più importati live club d’Italia e di fare qualche tour all’estero, quindi qualche esperienza in ambito pop fino a quando iniziai a produrre musica con il mio computer.

Iniziai a “spataccare” con i sintetizzatori virtuali, con le drum machine e con i sequencer rimanendone completamente affascinato, iniziai a creare musica senza impormi di fare un genere piuttosto che un altro, spinto da quella sana voglia di sperimentazione di cui parli tu, rendendomi conto che quel che ne veniva fuori era quasi sempre qualcosa di “elettronico”.

Ci spieghi cosa c’è dietro Borealis? Nel senso: le musiche sono tutte tue? i campionamenti da dove vengono? Che strumenti sono entrati in gioco nella creazione dell’album? Quanto tempo e sudore ti è costato questo riuscitissimo lavoro?

Mi sono divertito tantissimo durante la creazione di Borealis, l’ho registrato, mixato e masterizzato tutto in casa mia in una piccola stanza stipata di synth, tastiere, chitarre e ammennicoli vari.

L’ho fatto prendendomi il mio tempo, senza fretta o scadenze da rispettare potendomi permettere di sperimentare qualsiasi cosa mi passasse per la testa. Molti progetti di quelli che poi sono diventati pezzi dell’album se ne stavano sul hard disk del mio computer da davvero molto tempo, altri sono stati pensati e finiti in poche ore. Ascoltando il disco si può sentire un po’ di tutto, c’è ovviamente parecchia chitarra, ci sono sintetizzatori ma anche pianoforti acustici, batterie vere, batterie elettroniche e tanti campioni. Mi piace giocare con i campioni, vecchi mantra indiani, piccole frasi canticchiate ad un microfono, loop di strumenti più classici, mi piace smontarli, tagliarli, cambiargli l’intonazione o la metrica, mi piace metterli in un sequencer giusto per vedere cosa succede e questo modo di fare ha dato vita a molti elementi che si possono sentire all’interno di Borealis.

Cosmic Falls

Correggimi se sbaglio, ma credo che la traccia dominante (almeno per me) dell’album sia la LOOPosa Body of Light. Dopo averla ascoltata ho subito pensato due cose: Stranger Things e John Carpenter…

Mi piace questa cosa che chiunque senta l’album trovi un suo pezzo preferito e il fatto che non ci sia un unico genere dominante per tutta la durata di Borealis crea la condizione per la quale ognuno mi sta citando come sua “traccia preferita”  un pezzo ogni volta diverso cosa che mi diverte e mi fa, in uno strano modo, piacere. 

Body of Light è l’ultimo pezzo nato in ordine cronologico e con la tua analisi hai decisamente colto nel segno. 

L’ho pensato e finito in un paio d’ore in una di quelle notti in cui te ne stai chiuso in studio a giocare e cazzeggiare con gli strumenti e devo ammettere che “si”, Stranger Things ha giocato il suo ruolo in questo pezzo.

Quel pomeriggio, infatti, mi era capitato di vedere un paio di episodi di questa serie di cui si faceva un gran parlare e fui un po’ rapito da tutto il “mood” che circonda Stranger Things, le atmosfere a volte più anni ’80 e altre volte molto più anni ’90, i pad e i bassi arpeggiati, che si sentono spesso in questa serie, mi hanno sicuramente messo voglia, in maniera inconscia, di creare qualcosa con quelle sonorità che avevo imparato ad amare già prima attraverso i lavori di Carpenter come i due dischi “Lost Themes”.

C’è un’artista/producer/gruppo che ti ha accompagnato/inspirato nella creazione di Borealis? O meglio: cosa ascolta Alberto? Fammi tre nomi interessanti da ascoltare adesso che è iniziato l’autunno.

Mi ritengo da sempre un buon ascoltatore di musica, mi piace scavare qua e là per internet cercando cose che mi entusiasmino e mi ispirino in qualche modo, in primis però devo uscire allo scoperto e rivelarti che sono un vero “beatlemaniaco”. 

I Beatles infatti hanno sempre fatto parte del mio mondo musicale, mi hanno sempre affascinato, ho visto tutti i film, tutti documentari possibili ed immaginabili a riguardo, custodisco in maniera maniacale tutti i dischi in vinile che sono riuscito a reperire, mi è capitato di leggere libri per capire anche solo le tecniche di registrazione che usavano in tutto il periodo post-Revolver…insomma…i Beatles sono stati probabilmente la mia più grande “ossessione” musicale quindi sicuramente per questo autunno intanto riascoltiamoci tutti Revolver o Sergent Pepper che non fanno mai male.

Questo amore a parte devo dire che ascolto un po’ di tutto, ho un background fortemente ’60 / ’70 modello Doors, Leon Russell, Crosby Stills Nash, Bob Dylan, Nick Drake, Rolling Stones, Canned Heat..… ma dovendo citarti qualcosa di più contemporaneo non posso non nominare il disco Howlin’ dei Jawar Ma, o Forever So degli Husky e poi i Junip, Four Tet, Tycho, i Chemical Brothers, Caribou, Todd Terje, Tame Impala e….beh…Borealis di Cosmic Falls.

Cosmic FallsCome vedi la scena indipendente/elettronica in Italia?

Credo davvero ci sia una gran bella situazione in Italia per quel che riguarda l’elettronica, a livello di prodotti che si possono ascoltare. Esiste però una contraddizione di fondo: sono numerosissimi gli artisti italiani che sfornano album eccellenti nel genere elettronico, che però continua ad essere penalizzato dall’appartenenza ad un filone underground, ormai più per etichetta che per altro. Non che sia un problema insormontabile, ormai siamo talmente tanti a fare questo genere di musica che tutto sommato non si sta male qui in mezzo a tanti bravi artisti: prendi i miei compaesani Margot per esempio, sono anni che fanno elettronica di grande livello, eppure se ne sono accorti prima all’estero che dalle nostre parti. 

La cosa più interessante di Borealis è la sua non categorizzazione: ascoltandolo ho trovato un po’ di tutto, dalla shoegaze degli M83 alla dream pop, elettronica vecchio stile (Moroder/Carpenter) e sonorità più moderne fatte di campionamenti. Il risultato è veramente ottimo. Era voluta fin dall’inizio tutta questa eterogeneità?

L’unico “paletto” che mi sono messo durante la creazione di Borealis è stato proprio quello di non avere “paletti” ho voluto da subito creare musica senza essere vincolato dal dover fare un genere piuttosto che un altro, in maniera molto naturale poi, a fine lavoro, mi sono reso conto di avere per le mani otto tracce molto diverse tra loro ma che in qualche modo penso siano collegate da un loro sound ben preciso. 

Hai in programma un tour per portare in giro il nuovo album? 

Ho diverse cose per la testa in questo periodo, un sacco di progetti riguardanti Cosmic Falls, collaborazioni, sfizi che mi piacerebbe togliermi. Proprio in questi giorni però sto costruendo un concerto attorno a Borealis. Ho la fortuna di avere parecchi amici che sono anche musicisti fantastici dei quali mi sto avvalendo per ideare la situazione più giusta per poter portare sul palco questo disco per cui, senza svelare più di tanto, conto di passare questo autunno chiuso in sala prove per poi poter portare in giro e farvi sentire la versione “live” di Borealis a partire da quest’inverno.

 

 

Mario

Laureato in economia, ma ciò che amo veramente è la musica e provo anche a scriverci qualcosa. “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie“ Follow @guerci_mario

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