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MOTORPSYCHO @ LATTERIA MOLLOY (Brescia, 11/10/19)

I Motorpsycho sono una band sottovalutata: in molti hanno usato la parola “geniale” per definire la loro musica -così complessa e ricchissima di influenze diverse-, ma di fatto Bent Sær e soci, dopo 27 album, non sono ancora riusciti ad entrare nel “giro grosso”. Sarà perché continuano, in modo anacronistico, a proporre dal vivo (e in studio) canzoni da 20 o più minuti, sarà perché si ostinano a non essere radiofonici -nel senso brutto del termine-, o perché il loro rock è colto, difficile, sporco ma raffinato… insomma, perché fanno ancora grande musica ispirandosi a grandi maestri. Comunque sia, invece di riempire i palazzetti, li ritroviamo in locali di piccola capienza, come la Latteria Molloy di Brescia, il cui parterre è per metà occupato dal bancone del bar e che ha un soppalco che è solo spazio ristorante: più un disco-pub che una sala concerti. Nonostante questo, i nostri hanno suonato per tre ore filate, senza sbagliare un colpo. Contando che dalla Norvegia il viaggio non è breve, viene solo da ammirarli per la passione che, dopo trent’anni, ancora li sostiene e li fa andare avanti senza svendere il loro grande talento.

Alle 9.30 spaccate -invece che alle 22.00, come di consueto in questo locale- si spengono le luci: il fischio d’inizio è stato anticipato per volere della band che, avendo un orario di fine improrogabile, si è così ritagliata mezz’ora di musica in più.
L’esordio è già una perla: “Year zero (a damage report)”, dall’album “Little lucid moments” (2008). Il brano inizia con un riff che si ripete sempre identico, ma cresce pian piano d’intensità e potenza, per più di tre minuti, fino ad esplodere incontenibile e, successivamente, trasformarsi in un soffio di voce tenue tenue, prima di un nuovo crescendo. Se sui dischi dei Motorpsycho la cura delle dinamiche del suono (l’alternanza di forte e piano) colpisce anche l’ascoltatore più distratto, figuriamoci dal vivo: passare da un muro compatto di suono formato schiacciasassi a un arpeggio malinconico ricco di riverberi ed echi è un cambio d’atmosfera che lascia senza fiato. Anticipo che il concerto si è concluso con il lunghissimo diminuendo alla fine di “Fools gold” (dall’album “Blissard”,1996), come a suggerire l’idea di un lungo percorso sonoro pensato per aprirsi, dipanarsi attraverso la scaletta e concludersi in modo speculare rispetto a come è iniziato.

Nel corso del concerto la band ha mostrato tutta la sua straordinaria versatilità passando da sonorità più acide e psichedeliche anni ’70 (“Hogwash”) a momenti progressive -come la cover di “The pilgrim”, di Wishbone Ash-, ma non sono mancate cavalcate hard ‘n heavy (“Psychotzar”), solari momenti folk-rock (“Go to California”) o tuffi nel jazz, nel grunge, nell’alternative-rock anni ’90… A un certo punto è diventato quasi un gioco individuare tutti i richiami alle fonti ispiratrici della band norvegese (anche se spesso le canzoni erano tanto stratificate da rendere il gioco davvero complicato).
Va detto tuttavia che i brani più efficaci ed esaltanti sono stati quelli tratti dai loro ultimi due album, “The tower” e “The crucible”: autentici capolavori. In tanti sostengono che “Timothy’s monster” (1994) sia stato il loro miglior lavoro in studio per la sua imprevedibilità (e “Feel” infatti è piaciuta non poco) ma, secondo me, negli ultimi tempi la loro musica ha toccato livelli ancora più alti. La già citata “Psychotzar” e l’infinita “The crucible” dall’ultimo disco e “The cuckoo”, “A.S.F.E.” e “The tower” dal penultimo hanno raccolto uno scroscio di applausi convinti.

Stasera abbiamo puntato sulla qualità: Bent Sær (basso), Hans Magnum Ryan (chitarra) e Tomas Järmyr (batteria) sono dei musicisti fenomenali. Purtroppo va detto che come cantanti potrebbero essere più accurati, ma anche negli anni ’70 -epoca a cui si rifanno volentieri- la voce era spesso un elemento sonoro affidato più all’istinto che allo studio. E infatti la musica dei Motorpsycho resta calda e sincera, nonostante le sue sofisticate architetture.

SCALETTA

Sulla nostra pagina Facebook (https://www.facebook.com/inthefleshblog/) abbiamo pubblicato una playlist con le canzoni della serata; visitatela, metteteci un bel like e invitate i vostri amici a fare lo stesso!

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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