Skip to main content

SULLO STREPITOSO LIVE DEI VULFPECK AL MADISON SQUARE GARDEN

Dopo aver visto il concerto dei Vulfpeck al Madison Square Garden ho cercato a lungo un aggettivo che potesse descrivere a pieno quello spettacolo, ma non ci riuscivo. Un mio amico musicista li definì “devastanti”, ma era un termine forse troppo aggressivo per una band -da noi semi sconosciuta- che suona un genere a cavallo tra il funky, il soul e il jazz (anche se è vero che sbaragliano ogni concorrenza). Ho provato con “spettacolare”, “sbalorditivo”, “clamoroso”… ma non bastavano. L’unica parola che mi pareva adatta era il termine inglese “astonishing”, che rende al meglio, anche per come suona, la sensazione di restare a bocca aperta, senza parole.


Innanzitutto la qualità tecnica dei musicisti è impressionante: sono tutti polistrumentisti e cantanti e durante lo show dimostrano la loro incredibile versatilità: vediamo il batterista che va alla chitarra, poi al piano, il pianista che suona dei pezzi al sax e così via. Ma un conto è dirlo e un altro è vedere questa onnipotenza tecnica attuarsi con una nonchalance e una sprezzatura che esalta, ma che, soprattutto, diverte.

Ed eccoci al secondo punto: sono una band divertente! Sarà il genere musicale, immediatamente coinvolgente, ma io credo che questa loro caratteristica dipenda soprattutto dal fatto che loro stessi, in primis, si divertono come pazzi. Non voglio spoilerare troppo, ma sappiate che durante la serata sale sul palco, oltre a una marea di ospiti (tutti musicisti pazzeschi) anche la madre del frontman Jack Stratton, incaricata di far fare yoga alla platea.
Che loro siano un po’ matti l’avevamo già capito quando nel 2014 pubblicarono provocatoriamente “Sleepify“, un album di tracce mute per accompagnare le fasi del sonno e coi proventi (fu il loro più grande successo commerciale!!!) si finanziarono un tour promozionale in cui la gente poteva assistere gratuitamente ai concerti.


Concludo con un ultimo punto: la regia. Scegliere di filmare l’intero concerto in presa diretta dal palco, dà a chi guarda l’impressione di essere in una sala prove più che di stare assistendo a un mega evento da decine di migliaia di spettatori. Complice è un aria rilassata e giocosa, un viavai di ospiti -come in un salotto- e una scenografia semplice e casalinga, come se il palco fosse la cameretta di un adolescente. Ma il pubblico c’è, viene coinvolto e si sente: certe inquadrature del proscenio, infatti, con l’artista di spalle e la semi oscurità di fronte hanno un sapore quasi epico.

È uscito anche il disco, ma questo è uno di quei concerti che vanno assolutamente visti. Godetevi questo splendido regalo di Natale anticipato!

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.