Skip to main content
Fabrizio de Andrè

Scoprendo Faber – Proposta per una playlist su de Andrè

Era da un po’ che volevo scrivere su Fabrizio de Andrè, cantautore italiano che grazie a mio padre ho scoperto fin da piccolo, e mi ha subito appassionato. Lo considero uno dei più grandi poeti italiani dei nostri tempi – non un semplice cantautore – perché le sue canzoni sono vere e proprie poesie ( basti pensare che la Guerra di Piero è stata inserita nei testi di antologia letteraria italiana).

Fabrizio de Andrè

Quello che più mi colpisce nelle canzoni di Fabrizio De Andrè è da una parte la sua capacità artistica (cantava in diversi dialetti italiani, tanto che alcuni pensano che fosse napoletano, dopo aver ascoltato la bellissima Don Raffaè), dall’altra la sua capacità di descrivere la realtà, la vita degli ultimi, della gente di strada (delle puttane, dei poveri, dei criminali), guardandoli non con disprezzo, ma con amore, capendoli, e facendo si che anche le loro vite fossero degne di essere raccontate: è il caso di Marinella e della prostituta di via del Campo (le canzoni sono La canzone di Marinella e Via del campo); di Michè, che per amore uccide il rivale ma dopo essere condannato per vent’anni, si uccide, non potendo pensare di passare tutto quel tempo lontano da Marì (la ballata del Michè); del transessuale Princesa (Princesa) e degli omosessuali (Andrea); dei rom (Khorakhanè) e della vita del porto, con tutti i suoi vari componenti (Crêuza de mä). Questo può avvenire solamente se, come canta Faber nella La città vecchiaSe tu penserai e giudicherai/da buon borghese/ li condannerai a cinquemila anni più le spese./ Ma se capirai, se li cercherai/ fino in fondo/ se non sono gigli son pur sempre figli /vittime di questo mondo.

Naturalmente, non si può racchiudere tutta la grande opera del genovese in un post. Sarebbe riduttivo e impossibile. Per questo di seguito propongo una breve playlist di quelle che secondo me sono le più belle (scriverò una riga per ogni canzone, poi in fondo al post c’è il link per la playlist su Spotify)

Avventura a Durango ( dall’album Rimini)

La canzone è un adattamento di Romance in Durango, di Bob Dylan. Per rendere al meglio il ritornello ( che nella versione dylaniana era in spagnolo), De Andrè utilizza il napoletano.

Khorakhanè (dall’album Anime Salve)

I khorakhanè sono i lettori di Corano, una tribù mussulmana rom. A riguardo, de Andrè dichiarò Girano senza portare armi; quindi se si dovesse dare un Nobel per la pace ad un popolo, quello Rom sarebbe il più indicato. Bellissimo alla fine della canzone la parte in rumeno cantata dalla figlia di Fabrizio, Luvi.

La città vecchia ( dal 45 giri La città vecchia)

Questa canzone descrive nel dettaglio la vita sopra le righe della gente che vive nella zona più malfamata del porto di Genova. Una nota: la censura fece cambiare il verso da Quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia/ quella che di notte stabilisce il prezzo alla tua gioia in quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie/ quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue gioie.

Amico Fragile (dall’album Volume 8)

Lascio la spiegazione di questa canzone alle parole dello stesso de Andrè: 1975… stavo ancora con la Puni, la mia prima moglie, ed una sera che eravamo a Portobello di Gallura, dove avevamo una casa… fummo invitati in uno di questi ghetti per ricchi della costa nord…  come al solito mi chiesero di prendere la chitarra e di cantare ma io risposi: perchè invece non parliamo?… era il perodo che Paolo VI aveva tirato fuori la faccenda degli esorcismi… aveva detto che  il diavolo esiste sul serio… insomma a me questa cosa era rimasta un po’ sul gozzo, così ho detto: perchè non parliamo di quello che sta succedendo in Italia?… macchè… avevano deciso che dovevo suonare… allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza colossale, ho insultato tutti e sono tornato a casa… qui mi sono chiuso nella rimessa ed in una notte da ubriaco ho scritto Amico fragile.

Hotel Supramonte (dall’album Fabrizio de Andrè – conosciuto come L’indiano)

La canzone è stata scritta dopo che Faber e sua moglie furono rapiti dall’Anonima Sequestri in Sardegna

Crêuza de mä (dall’album Crêuza de mä)

La canzone, in dialetto genovese, parla della vita del porto che si staglia attraverso le mulattiere di mare, le strette vie che lo attraversano. Bellissime le campionature delle grida tipiche in dialetto dei venditori di pesce nel porto.

Il Gorilla (dall’album Volume III)

Questo brano è la traduzione della francese Le Gorilla di Georges Brassens. Molto simpatica e dal finale interessante.

Il testamento di Tito ( dall’album La Buona Novella)

Tito è il nome arabo di Disma, il buon ladrone che venne crocefisso al fianco di Gesù, e che proprio sulla croce trovò la sua redenzione. Bellissimo il verso finale: Io nel vedere quest’uomo che muore/ madre io provo dolore/ nella pietà che non cede al rancore/ madre ho imparato l’amore.

Il Suonatore Jones ( dall’album Non al denaro,non all’amore né al cielo)

L’album è il capolavoro di Edgar Lee Master, Antologia di Spoon River, musicato. E’ la figura centrale dell’opera di de Andrè, ed è quello che da il nome all’album: nella canzone/prologo La collina, viene descritto come Lui che offrì la faccia al vento /la gola al vino e mai un pensiero /non al denaro, non all’amore né al cielo. 

Ho visto Nina volare (dall’album Anime Salve)

La canzone racconta di un episodio della giovinezza di Faber, quando giocava durante le vacanze estive con il suo primo amore, Nina. Il mastica e sputa da una parte il miele/ mastica e sputa dall’altra la cera è una pratica delle contadine della Basilicata osservata con stupore da Faber.

Via del Campo (dall’album Volume I)

Via del Campo era negli anni sessanta la via più malfamata di Genova perché era dove si rifugiavano travestiti, prostitute e gente povera. La canzone racconta di quattro persone: la bambina, la graziosa che vende a tutti la stessa rosa, la puttana e l’illuso, che vuole sposarla. La conclusione è una: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.

Don Raffaè (dall’album Le Nuvole)

Anticipo che la canzone fu scritta come denuncia dello stato delle carceri e della vita al suo interno. Pasquale Gaffiero è il brigadiere del carcere, che tra tutti i malviventi nel suo luogo di lavoro trova una persona interessante con cui parlare e a cui chiedere favori, quasi divinizzandolo: Don Raffaè. Il Don Raffaè è Raffaele Cutolo, noto camorrista, che scrisse a Faber per sincerarsi che il personaggio descritto fosse lui e per complimentarsi per la quasi realistica descrizione della sua vita in carcere (De Andrè non aveva nessuna informazione su questo aspetto). Come già detto, la canzone è in napoletano.

Per il momento è tutto, di seguito la playlist su spotify

Andrea

Appassionato di ogni genere di musica fin da giovane età, una delle poche cose senza cui mi è impossibile vivere. Una strada contorta e svariata, partendo dal punk rock, passando per il rock classico, blues, jazz e indie. Un'unica certezza: "Abbiate una fiducia di ferro in voi stessi, ma dubitate sempre: vi tiene svegli e all’erta. Pensate sempre di essere i figli di puttana più fichi della città, e pensate sempre che fate schifo!"

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.