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Flogging Molly & Dropkick Murphys

FLOGGING MOLLY + DROPKICK MURPHYS Live @Carroponte (Milano, 11/07/17)

In un Carroponte tutto esaurito, come nelle grandi occasioni, si sono esibite le due più grandi celtic-punk band del mondo: Dropkick Murphys e Flogging Molly, supportati dai simpaticissimi Uncle Bard and the Dirty Bastards (“questo è il nostro ultimo pezzo, muovetevi come degli scemi!”. Esilaranti!).

Ora, non si trattava di una sfida, né si avvertiva la minima ombra di rivalità: è stata una grande festa estiva. Eppure, se lo fosse stata, i Flogging Molly avrebbero vinto a mani basse. Infatti, nonostante la maggior parte del pubblico fosse lì per i Dropkick Murphys, Dave King e la sua band sono riusciti a conquistare e divertire tutta la piazza spassandosela senza affettazione e con un’energia da ragazzini.

 

Great times last night Milan!!! We must do that again soon! Grazie!!! #lifeisgood

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Già dai rispettivi ultimi album si intuiva lo stato di salute delle due band. Da un lato “Life is good”: lavoro straordinario, maturo, in cui il suono della band di King cerca e trova un’evoluzione in chiave più Irish folk che non li snatura, ma ci obbliga a prenderli maggiormente sul serio. Dall’altro “11 short stories of pain & glory” dei Dropkick Murphys è un album prevedibile, di cui io salvo due o tre canzoni, ma che nel complesso fa leva più sul nome della band (di cui son rimasti ben pochi componenti rispetto alla formazione degli esordi) che sull’effettiva presenza di buone idee.

L’impressione che ho avuto è che i Flogging Molly fossero lì come chi è sicuro di sé e vuole godersi allegramente i frutti del proprio lavoro, i Dropkick Murphys come tante palline su un piano inclinato, certi che bastasse alzare al massimo i volumi e urlare come degli hooligans per portare a casa la pagnotta (e in effetti il pogo c’è stato, continuo, esteso e convinto).

 

Carroponte – Milan, Italy – July 11 2017

Un post condiviso da Dropkick Murphys (@dropkickmurphys) in data:

Da ultimo, a fare la differenza stava anche il fatto che i Flogging Molly avevano un frontman che da solo reggeva il palco sobbarcandosi l’onere di ammaestrare la folla. La band di fatto era un suo prolungamento, Dave King era l’incantatore: tutti gli occhi erano puntati su di lui e il folletto rosso non ha mollato per un secondo le redini dello show: tra balletti, sketch e brindisi a non finire ci ha fatto saltare come grilli dall’inizio alla fine. Involontariamente mi son messo a pensare a Springsteen e alla E-Street band (anche se quest’ultimo ovviamente appartiene a un altro pianeta ed è un artista di ben altra statura).

Flogging Molly
Flogging Molly Live at Carroponte (Milano)

Da ultimo, a fare la differenza stava anche il fatto che i Flogging Molly avevano un frontman che da solo reggeva il palco sobbarcandosi l’onere di ammaestrare la folla. La band di fatto era un suo prolungamento, Dave King era l’incantatore

Di contro, i Dropkick Murphys, tutti con un’anonima camicia nera, si sono presentati su un palco a due piani che li faceva apparire tutti allo stesso livello. Inoltre avevano due cantanti e ogni musicista si alternava sul proscenio durante il suo assolo. L’attenzione si decentrava e, in certi momenti, non sapevo quasi più dove guardare. Certo, se mi avessero trascinato nel pogo dall’inizio non mi sarei mai perso dietro a simili pensieri oziosi…

Flogging Molly & Dropkick Murphys
Dropkick Murphys Live at Carroponte (Milano)

Infatti, per quanto riguarda la setlist, i Dropkick Murphys, hanno esordito con “The lonesome boatman” e “The boys are back”, ma poi han perso minuti preziosi proponendo, nella prima parte dello show, ”Blood” e “Paying my way”(due nuovi brani lenti poco coinvolgenti che nulla hanno a che vedere con l’epica “Green fields of France”, ad esempio), separati da un paio di brani dall’album “Going out in style”, non sufficienti, a mio avviso, a mantenere la giusta tensione.
Prima che mi lanciassi a testa bassa nella mischia, dopo aver sentito il banjo attaccare “State of Massachusetts”, ce n’è voluto di tempo … E infatti va detto che il livello si è alzato notevolmente nella seconda metà del concerto, quando son state eseguite “Rose tattoo”, “Dirty glass”, “Johnny, I hardly knew ya” e “I’m shipping up to Boston”.

Ma poi han mollato sul finale, chiudendo il concerto con “Untill the next time” (sdolcinato brano nuovo dal sapore decisamente adolescenziale) mentre il palco si riempiva di ragazzine saltellanti. Se penso che un tempo questa scena avveniva sulle note di “Kiss me I’m shitfaced”…

I Flogging Molly, al contrario, han puntato tutto (o quasi) sui vecchi cavalli di battaglia come “Drunken lullabies”, “Devil’s dance floor”, “Tobacco island”, “Salty dog” o “The seven deadly sins”, mantenendo altissima l’adrenalina del pubblico, ma quando hanno attaccato le nuove “The hand of John L. Sullivan” e la straordinaria “Crushed” non si è avvertito il minimo calo, come se queste canzoni valessero già quanto i loro classici (se non di più).

Non c’è da stupirsi quindi se, nonostante l’aspettativa maggiore fosse per i Dropkick Murphys, mentre mi allontanavo dalla suggestiva location del Carroponte con una birra in mano, mi sono invece sorpreso a fischiettare proprio “The hand of John L. Sullivan”.

 

 

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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