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THE MC CHICKEN SHOW @ “OK, EIN PROSIT” (20/09/13)

La frase ricorrente sulla bocca di tutti i festaioli alcolizzati del varesotto è sempre la stessa: “Almeno una volta all’anno i Mc Chicken van visti!”.

Forte, per esperienza, di questa incrollabile certezza, ecco che mi dirigo verso la Colonia elioterapica di Busto Arsizio. A raggiera, in ogni strada a partire da lì, file interminabili di macchine parcheggiate, segno che, dopo quasi 7 anni di feste della birra, i Mc Chicken sono ormai una sicurezza: fanno cassa da soli.

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Centinaia di persone per almeno altrettanti litri birra, stipati nel tendone del concerto (l’altro tendone, con birre da tutto il mondo, non resta comunque deserto…).

Bandiere a quadrettini bavaresi pendono da ogni parte, Fraulein infaticabili in grembiule a servire, scarponi, bretelle e camiciotti: per una sola, magica notte, si può sognare ad occhi aperti di essere in un Biergarten dell’Oktober fest (quello vero). E a non disilludere ci pensano pure i suonatori: “Rocktoberband”, come amano definirsi loro stessi.

Il loro sound è perfetto, data la circostanza: canzoni popolari tedesche e italiane in versione rock/disco. Detta così sembra una cagata ma quando parte il più alcolico dei cori da stadio (“Oooooooohhhhhh se non sai bere stai a casa tua!”) è impossibile, vi giuro, non lasciarsi andare!

L’attenzione del pubblico (per altro lì per loro) è subito conquistata con “Thunderstruck” degli AC/DC di sottofondo all’annunciatore li chiama sul palco in un boato di “Thunder… Thunder…”. Mai trovata fu più furba: come si fa a non essere carichi come bombe dopo gli AC/DC!?

Imbracciano gli strumenti e via di classici: “Cowboy und Indianer” (con balletto annesso) e tutti, dagli 0 agli 80 anni, in piedi sui tavoli a far la danza della pioggia. Che spettacolo!

Stasera si va a braccio. Sicuri dell’efficacia del loro show, i Mc Chicken danno il via all’improvvisazione in un clima di familiarità goliardica che ricorda tanto le vecchie feste di paese in cui ci si conosceva tutti: centinaia di persone abbracciate, me compreso, per “Sierra Madre”, lento finale, e non avevo la minima idea di chi fosse quella gente.

Come un bambino che impara a scrivere le lettere dell’alfabeto e i primi rudimenti della grammatica per poi, dopo anni di fatica, divertirsi a scrivere una bella recensione per comunicare a tutti qualcosa di bello, così è il sound dei Mc Chicken: l’improvvisazione è sempre figlia di una sicurezza, in questo caso data da una solidissima affinità tra gli strumentisti. I due cantanti/show-men si permettono battute a non finire perché sanno che possono contare su una band dal suono compatto, che non sgarra, e questa è esperienza.

“Viva Colonia” (altro classicissimo), ed ecco “Stuttgaart”, in omaggio all’invito ricevuto dalla band di suonare all’Oktober fest di Stoccarda, finalmente internazionali!

“Chiamiamo sul palco il sindaco di Turate che stanotte ha sfornato un pargolo! E bevilo bevilo bevilo…”, oppure: “Auguri a X. Y. Z. e ai coniugi B. che fanno 30 anni di matrimonio! E bevilo bevilo bevilo, tutto d’un fià!”.

“Hey baby”, passando per “Heidi (troia)” e “La canzone della cacca”, fino a “My Bonny is over the ocean (deutsch version)”, o l’”Halleluja delle lampadine/My Sharona”, sono solo alcuni dei brani in scaletta prima della battuta del chitarrista: “Fin ora siam stati molto Soul, ora viriamo sul Pop”.

“Gangnam style” nella traduzione italiana (da sganasciarsi!) è un successione, per non parlare dei medley infiniti che da sempre formano il pedigree della band.

Come ogni anno esco sudato fradicio, dopo più di due ore di concerto, con una birra in mano e il sorriso sulle labbra (anche perché leggermente brillino…).

Una cosa è certa: almeno una volta all’anno i Mc Chicken va visti!

BIRRA

Ps: Ho scoperto di essere, in foto, nella homepage del sito dell’”Ok, ein prosit!”… He he he, sempre in prima linea!

Ein prosit, in Ewigkeit!

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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