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TNB SWING BAND @ Auditorium di Turate

Ultimamente è nato in me il desiderio di ascoltare e approfondire la conoscenza di un genere musicale senza dubbio poco -anzi, per nulla- considerato dalla grande distribuzione: lo swing.

Genere quasi sempre allegro, scanzonato, con una vena di infantile spensieratezza contagiosa, che mette addosso una gran voglia di ballare. Ma lo swing è roba da jazzisti che, si sa, sono musicisti veri, tanto che dietro ogni orecchiabile linea melodica si nascondono armonizzazioni da capogiro.

L’occasione che mi ha acceso la curiosità è stato il concerto della TNB Swing Band all’Auditorium di Turate.

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Qui devo aprire una parentesi doverosa.

Gerenzano e paesini limitrofi, ho scoperto, han dato i natali a un popolo di musicisti jazz; gente che ha imbracciato uno strumento, spesso per unirsi alla banda del paese –ebbene sì, c’è ancora la banda!- e che non ha più smesso. Perle rare in un mare di una decina di chilometri quadrati.

E ora veniamo al concerto.

Non è mia intenzione raccontarvi una bella serata del passato, ma semmai invogliarvi a curiosare sul loro sito (http://www.tnbswingband.it/) perché possiate andarveli ad ascoltare dal vivo nelle loro prossime date. Vi assicuro che ne vale la pena!

All’apertura del sipario si presentano sul palco in divisa: scarpe bianconere, pantaloni gessati, camicia nera, bretelle e cappello bianco -questa è classe!-. Ai leggii è applicato il logo della band. Dietro di loro, proiettata su uno schermo che li sovrasta, appare la foto di una vecchia radio a transistor. Improvvisamente, gracchiando come se venisse da lì, una voce fuori campo si presenta: “Benvenuti sulle frequenze di Radio Londra!”. Sarà questa voce a introdurre i brani, tanto celebri un tempo quanto tristemente poco noti al giorno d’oggi, soprattutto tra un pubblico giovane. Simpatici gli scambi di battute con Marina, la cantante (gran voce!) e co-presentatrice della serata.

TNB Swing Band

Il primo brano, in ogni concerto, deve catturare il pubblico, convincerlo, entusiasmarlo… “Blue moon” può bastare? Forse uno dei brani più celebri di tutti i tempi, firmato Richard Rodgers, in apertura. E il concerto inizia nel migliore dei modi. Dopo i languidi chiari di luna, ecco apparire sullo schermo bande di neri del Mississippi e piantagioni di cotone, per una “Down by the Riverside” cantata col megafono, per ottenere un suggestivo effetto vinile.

“Suonala ancora Sam, suona la nostra canzone”. Le note di “As time goes by” rompono il silenzio. Qualche brivido ripensando a Casablanca

“Washington and Lee swing” (strumentale) chiude la prima parte di brani americani, prima di un tuffo veloce nello swing made in Italy.

È il momento di “Ho un sassolino nella scarpa” e di Buscaglione, nella drammatica “Guarda che luna”. Applausi meritati.

Duke Ellington con “The sunny side of the street” (devo commentare..?), e rieccoci nel Belpaese con Wilma de Angelis e la sua “Nessuno mi può giudicare” (Mina version): prova d’abilità per Marina, brillantemente superata.

Durante “Spaghetti a Detroit” di Fred Bongusto, accade un fatto bizzarro: si sente il rumore di un clacson a soffietto, perfettamente a tempo, che fa perdere la testa alla cantante che prorompe in una fragorosa risata. Pezzo interrotto. La realtà è che Luca e Roby, tromba e trombone, avevano creato un marchingegno spernacchiante e morivano dalla voglia di provarlo live all’insaputa di Marina. Scherzo riuscito, ma quando sei un bravo jazzista certe stramberie ti vengono permesse col sorriso.

La serata prosegue in un crescendo di classici immortali firmati Duke Elligton, Ella Fitzgerald, Louis Amstrong e Frank Sinatra. Da segnalare l’ennesima ottima prova di Marina, sulle note di “Mack the knife” di Ella Fitzgerald, rimasta sola sul palco perché i musicisti sono in giro per la sala suonando e ballando tra il pubblico. Io ho così avuto il privilegio di sentire da pochi passi il virtuoso del clarinetto Paolo Colombo in azione.

INTERVALLO

Al rientro in sala ci aspettano un paio di pezzi del grande Natalino Otto (“La classe degli asini”, “Perduto amore”); la splendida “Che si fa con le fanciulle?” di Nilla Pizzi, durante la quale compaiono sul palco boa rosa di pelo e peluche di gattini; l’immancabile Trio Lescano e “Un bacio a mezzanotte” del Quartetto Cetra. Renato Carosone (uno degli artisti italiani più amati all’estero) ha il compito di mantenere alto il livello dopo un emozionante “Al chiar di luna” (Buscaglione).

La serata si conclude con “Five foot, eyes of blue” (Art Landry, 1925) e “When the saints go marchin’ in”, brano della tradizione gospel, spesso usato come marcia funebre presso il grande fiume, perché pieno di speranza. Un bis è doveroso e sulle note di “Sunny side of the street”, il trombonista Roby lascia la postazione, afferra la moglie tra il pubblico, e comincia a ballare.

Questo è lo spirito giusto! That’s swing!

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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