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AUTOGRILL (Francesco Guccini, 1983)

La canzone di oggi è la canzone delle occasioni perse.

Tristissima come poche, ma vera, tanto da riconoscersi nel protagonista della storia del cantautore modenese.

Guccini, un Artista con la A maiuscola i cui testi, accompagnati dalle note, sono capaci di far viaggiare in pochi minuti. Provate ad ascoltare una canzone con gli occhi chiusi

piano, chitarra, violino, basso, flauto e percussioni sposati con le sue parole sono un autentico toccasana per l’anima, viene quasi da piangere.

Oggi ho scelto Autogrill. Ricordo come se fosse ieri la prima volta che l’ho ascoltata.

Completamente rapito dalla musica e dalle parole, subito e automaticamente diedi un volto e nome alla ragazza biondina che lavora in autogrill e all’uomo che, entrando, se ne innamora a prima vista.

autogrill21

Autogrill è la storia di un amore mancato, mai realizzato…solo immaginato.

Profondamente malinconica, questa canzone lascia in bocca un amaro che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo assaggiato.

Chissà cosa sarebbe successo se quell’uomo avesse trovato il coraggio per confessare il suo amore alla ragazza dell’autogrill…

Questa è la versione tratta dal’album “Guccini live collection” e secondo me riesce a rapire la mente e l’anima di chi l’ascolta più di ogni altra versione.

Buon ascolto.

La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up,
e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità,
come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill,
mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR…

Bella, d’ una sua bellezza acerba, bionda senza averne l’ aria,
quasi triste, come i fiori e l’ erba di scarpata ferroviaria,
il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere…

Basso il sole all’ orizzonte colorava la vetrina
e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina,
lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina
ed io…. sentivo un’ infelicità vicina…

Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box
per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox,
ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
picchiettavo un indù in latta di una scatola di té…

Ma nel gioco avrei dovuto dirle: “Senti, senti io ti vorrei parlare…”,
poi prendendo la sua mano sopra al banco: “Non so come cominciare:
non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via.”

Terminò in un cigolio il mio disco d’ atmosfera,
si sentì uno sgocciolio in quell’ aria al neon e pesa,
sovrastò l’ acciottolio quella mia frase sospesa,
“ed io… “, ma poi arrivò una coppia di sorpresa…

E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d’ ogni cosa,
cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa,
mi chiamò la strada bianca, “Quant’è?” chiesi, e la pagai,
le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai…

Samuele

Tecnico di regia radio/TV e fonico freelance. Ho iniziato a fare radio illegalmente nella cantina di casa, genio del suono e non solo. Mi piace mangiare male e fumare ancora peggio.

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