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SLAYER @ ALCATRAZ (19/06/2013)

slayer

NEWSTED

Ore 20.00: Jason Newsted, ex Metallica, Ozzy Osbourne, (oltre che Flotsam & Jetsam, Voivod, Echobrain…).

Che sia un musicista onesto nessuno ha mai osato metterlo in dubbio: aveva fatto scalpore la sua decisione, decisamente controcorrente, di saltare dal treno in corsa delle celebrità strapagate e osannate da folle oceaniche, per dedicarsi a gruppi decisamente meno in vista ma coerenti e fedeli a sonorità sincere. A testimonianza di questo stanno le sue ultime fatiche discografiche, Metal e Heavy Metal, titoli che sono un’esplicita dichiarazione poetica: true sound per i Newsted.

Con Long time dead, “… my favourite song of the new album” (Jason Newsted), il bassista riesce a convincere un uditorio ancora timido, dimostrando entusiasmo e voglia di rimettersi in gioco.

È la volta di King of the underdogs, dal primo LP della band, e una voglia viscerale di headbanging colpisce gli ascoltatori in un crescendo di partecipazione.

Di fatto, però, l’eredità Metallica pesa sulla carta d’identità di questo artista, a cui basta accennare il riff di Creeping death per ottenere un boato d’approvazione.

Per il gran finale ancora Metallica con Wipleash: pogo e folla entusiasta. Jeson preferisce andare sul sicuro, accompagnato da un ottimo Jessie Farnsworth alla chitarra.

Gran battimani e striscione lanciato sul palco con la scritta “Italy loves you” a chiudere un esibizione convincente.

Voto: 7,5

 

SLAYER

Ore 21.00: puntuali come un cronometro ecco spegnersi le luci sull’intro di World painted blood.

Sul palco la band californiana si dispone nella classica formazione: Tom Araya, con qualche pelo bianco (e qualche chilo) in più, ma con la stessa energia di sempre, al centro. Kerry King sulla destra, senza il caratteristico bracciale chiodato. A sinistra Gary Holt (Exodus), a rimpiazzare lo scomparso Jeff Hanneman, è una macchina da riff: non sbaglia una nota, lanciandosi in virtuosismi a una velocità esasperata, perfettamente integrato in una band che sa di poter contare sul suo straordinario talento. Alla batteria, grande ritorno, Paul Bostaph, reduce da una tournee gloriosa con i Dimmu Borgir + Orchestra.

World painted blood: pubblico dell’Alcatraz (pieno per 2/3) presente!

Hallowed point e subito Holt viene messo alla prova.

Bostaph picchia duro ma d’altronde i fan degli Slayer già lo conoscono e lo stimano. L’unico degno erede di Lombardo è un metronomo: voto 10.

Primo momento di pausa: Araya raccoglie applausi compiaciuto e annuncia War ensemble, in cui Gray Holt viene ancora chiamato in causa.

A proposito di grandi assoli, sul brano Hate worldwide King si lancia un tapping senza fine.

Non è la prima volta che sento gli Slayer dal vivo eppure, ogni volta, resto senza parole di fronte alla potenza, alla velocità d’esecuzione, alla precisione di questa band. su At dawn they sleep, Bostaph protagonista sul finale con una rullata delle sue; ovazione meritata.

Seconda pausa-fiato. La gente esplode in un “Gary, Gary…” che lusinga il chitarrista. Quando però, successivamente, prova ad acclamare “Jeff, Jeff…”, viene subito zittita da Araya: evidentemente non è ancora il momento…

Bloodline e God hates us all risvegliano l’entusiasmo di un uditorio sempre presente: pogo, headbanging, body surfing… ma d’altronde c’era da aspettarselo.

Mandatory suicide, dall’album South of Heaven, viene introdotta dalle parole: “This song is about Freedom, really!”(Strano concetto di libertà…).

È l’ora di Reign in Blood: Post mortem, Jesus saves… serve un commento!?

Holt, sempre più in confidenza con I fan, incita la folla su Eyes of the insane e quella risponde.

“This is a love song. Esta es una cancion de amor. Ha ha ha!!! This one is called: Dead skin Mask!” (Tom Araya).

Raining blood sancisce la fine apparente di uno show praticamente perfetto.

Encore. Cala all’improvviso un telo con disegnato il logo della birra Heineken, con un’unica differenza: al posto della marca vi è scritto Hanneman. In cima la scritta “Angel of death” 1964 – 2013. È finalmente giunto il momento del tributo al compagno di una carriera lunga una vita (1983-2013) . La folla dimostra il suo affetto con cori e battimani sentiti e convinti.

South of Heaven e Angel of Death segnano la fine di un concerto trash metal schiacciasassi estremamente adrenalinico. Ma d’altronde, dai padri fondatori, c’era da aspettarselo.

Ore 22.40: tutti davanti a una birra a parlare degli Slayer

 

Brian

Amo mangiare, bere, dormire e... Cosa mi distingue da un grosso orso? Pochi peli e l'amore per la musica. Genere preferito? Femminile, naturalmente! PS: sono marito, padre e professore, ma questa è un'altra storia...

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